In questi giorni si parla tanto di nazionalizzazione della Cassa di Risparmio di Genova (al secolo, Carige). Quello di cui non si parla è la vendita compulsiva di crediti deteriorati che le nostre banche sono state obbligate a causa delle riforme sul settore imposte dall’Unione Europea. A guadagnarci, ovviamente, sono i soliti grandi fondi internazionali, sulla pelle degli azionisti degli istituti nazionali. Nel frattempo nessuno si preoccupa delle “banche zombie” degli altri Paesi Ue.

Come ha ben spiegato Ernesto Preatoni in un intervento su Libero, per come l’Unione ha riformato il settore bancario, l’Italia è diventata terra di conquista per gruppi internazionali del recupero crediti, con buona pace degli azionisti degli istituti nazionali: nel 2014 l’attribuzione alla Bce della vigilanza unica verso tutti gli istituti europei ha innescato la corsa a cedere i cosiddetti non performing loans (Npl), ovvero i prestiti la cui riscossione è considerata a rischio.

Da quattro anni a questa parte le banche italiane sono state costrette a vendere una valanga di crediti (circa 70 miliardi nell’ultimo anno e mezzo) che forse potevano essere recuperati, e a farlo, a fronte di valorizzazioni ridicole. Mediamente circa il 20% del valore nominale, per pacchetti da miliardi di euro: chi compra a così poco può permettersi di transare rapidamente col debitore per, ipotizziamo, il 70% del valore del credito. La differenza tra il prezzo d’acquisto e quello di transazione è tutto guadagno per questi signori.

Se il gioco è così semplice, perché non se ne occupano direttamente le banche? Perché, con gli ispettori Bce e – per quelle quotate – gli analisti alle calcagna e anche le difficoltà collegate a procedere contro debitori inaffidabili in un Paese dove la giustizia civile è lenta e macchinosa, si vedono costrette ad applicare la famosa regola del “pochi, maledetti e subito”. Nel frattempo tra i giganti del credito tedeschi e francesi ci sono istituti pieni di derivati considerati critici, che potrebbero, da un momento all’altro, far scoppiare una nuova crisi sistemica sui mercati. Com’è che per queste banche l’Unione non ha previsto alcuna forma di intervento?

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