Gli Italiani hanno paura che eventuali procedure infrazione di Bruxelles contro l’Italia – e le scommesse dei mercati, agitati da Junker e soci contro il nostro Paese – possano spingere il governo verso manovre di emergenza, come una patrimoniale o un prelievo forzoso sui conti correnti. Ecco perché gli Italiani hanno ricominciato a portare i capitali all’estero. Niente più nero: tutti capitali dichiarati, su cui sono state pagate le tasse. I risparmiatori non vanno più oltre frontiera perché vogliono sfuggire al fisco, ma alla Ue.

Lo ha spiegato bene Ludovica Bulian sulle pagine de “Il Giornale”, martedì scorso: “La fuga dei capitali nell’ era del governo gialloverde non è più un sospetto attribuito dai grillini a presunti complotti dei poteri forti. Ma è certificata dalla Bri, la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea – scriveva la giornalista –. Oltre 11 miliardi di euro sono usciti dall’ Italia e sono finiti in Svizzera, prevalentemente in Ticino, tra il terzo trimestre 2017 ed il primo semestre 2018, proprio durante la campagna elettorale delle Politiche.”

Manco a dirlo, la meta principale di chi trasloca il proprio tesoretto all’estero è proprio il Canton Ticino, con 13,7 miliardi di dollari finiti nelle banche elvetiche. “Con il perdurare delle difficoltà e delle discussioni sul piano finanziario fra Roma e l’Unione europea – ha spiegato al Corriere del Ticino il presidente dell’Associazione Bancaria Ticinese, Franco Citterio – l’interesse per i depositi in Svizzera è ancora attuale e ci sono continue richieste di informazioni per l’apertura di un conto nel nostro Paese”.

Una volta a scappare in Svizzera erano imprenditori e risparmiatori che cercavano di sottrarre denaro “nero” al controllo del fisco. Da quando però il segreto bancario era stato abolito, le banche elvetiche erano diventate meno attraenti per gli Italiani, con un discreto beneficio anche per gli istituti del nostro Paese. Le minacce di Junker e soci sono riuscite nel miracolo, al contrario, di spaventare i risparmiatori e indebolire – non solo a colpi di spread – la raccolta delle banche del nostro Paese.

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