In questi giorni, a Milano, si svolge il Salone del Risparmio, che è una fantastica kermesse nel corso della quale le principali Case di investimento – quelle che “costruiscono” i fondi comuni che poi cercano di rifilarvi allo sportello, in banca, tra una carta di credito e un prestito personale – fanno come i pavoni, discettano dei massimi sistemi e non fanno che ripetere che i mercati saliranno sempre di più. Nascosta, tra le pagine di Affari & Finanza di Repubblica di ieri c’era però l’intervista a un signore che si aspetta che tra qualche tempo i mercati faranno “tutti giù per terra”.

James K. Galbraith, economista americano, proprio nel clou delle giornate legate al Salone del Risparmio di Milano – che ha riempito le pagine dei principali quotidiani di interviste a gestori che prevedono per i clienti ricchezze infinite per il futuro – ha rilasciato all’inserto del lunedì di Repubblica un’intervista inquietante. Secondo lui è vero che Wall Street starebbe vivendo un boom senza precedenti, ma bisognerebbe tenere presenti due fattori: il primo, il grande arricchimento riguarda come al solito una minoranza e non la generalità degli americani. Il secondo, si stanno addensando tali e tante nubi sul cielo dei mercati che il rischio di un crollo non è un’ipotesi tanto peregrina.

L’euforia stessa dei mercati, secondo Galbraith, può portare gli investitori, così come accaduto in passato, ad esporsi troppo. E poi, secondo l’economista, l’inflazione rappresenta un fattore da non sottovalutare: “Sta salendo precipitosamente – dice Galbraith – è già ben oltre il 5%, quindi non vedo come la Fed possa attendere a lungo prima di intervenire sui tassi. L’unico motivo è che Jay Powell si tende conto che tale intervento potrebbe essere il detonatore per un precipizio di Borsa memorabile, visto che questo prolungato boom ha portato a volari di mercato sproporzionati rispetto ai profitti e alla stessa bontà del business di tante aziende. Senza contare che il segnale per i rialzi dei tassi potrebbe venire dall’Europa ora che con il pensionamento della Merkel mancherà l’argine politico ai falchi tedeschi della Bce, pronti a rialzare la testa dopo tanti anni di sottomissione alle politiche espansioniste di Draghi-Lagarde. E anche la Fed di New York, ovviamente la più importante del sistema federale, ha avvertito che bisogna stringere i tempi sul tapering, cioè l’allentamento di tutte le misure monetarie straordinarie.”

Ma non è finita. Nuovi, grandi, rischi per i mercati potrebbero arrivare dai cambiamenti climatici: “Siccità, uragani di una violenza mai vista, rialzo delle acque oceaniche fanno già pagare il conto a imprese e individui in tutto il mondo. C’è il rischio che si scatenino conseguenze a catena come la necessità di sussidiare i raccolti di grano nei Paesi ricchi, che contemporaneamente già soffrono dell’inflazione nel settore alimentare, oppure quella di studiare nuove costose forme di alimentazione per il bestiame che vede ridursi i campi per il pascolo.”

Insomma, mala tempora currunt.

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