L’economista Guido Salerno Aletta ha pubblicato, sul quotidiano online Start Magazine, un articolo illuminante che spiega perché il debito italiano, con le vecchie ricette fatte di austerity e avanzo primario, non si può curare. Il motivo? Il nodo principale è l’inflazione, letteralmente scomparsa dai radar delle economie moderne.

“La questione della riduzione del debito pubblico italiano è tornata alla ribalta. È un evergreen. Nella lettera che la Commissione europea ha inviato al Ministro dell’economia Giovanni Tria lo scorso mercoledì 29 maggio, a firma del Commissario agli affari economici Pierre Moscovici e del Vice Presidente Valdis Dombrovskis, si chiedono informazioni sul mancato rispetto nel 2018 delle regole a tal proposito dettate dal Fiscal Compact – scrive Aletta –. Si riavvia così una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo, fin qui sospesa tenendo conto degli sforzi sostenuti in passato. È una prospettiva assai pericolosa, politicamente e finanziariamente.”

In periodi di bassa crescita, e soprattutto di inflazione sempre più contenuta rispetto alle rosee previsioni, come accade anche per quelle della Bce, non si può contare soprattutto su quest’ultimo fattore per cercare di rispettare i vincoli europei, come si è fatto in passato, spiega Aletta. Anche una politica salariale costrittiva, per aumentare la competitività, non aiuta a far salire l’inflazione e quindi il pil nominale. Anche lo strumento tradizionale, l’aumento del saldo primario, contribuisce alla riduzione ulteriore del ritmo di crescita. Per riequilibrare la finanza pubblica e rinvenire lo spazio per nuovi investimenti, occorre ridurre il costo degli interessi sul debito, che assorbono il 3,7% del pil.

Esiste un consistente ammontare di risparmio delle famiglie, spesso depositato a vista o a breve termine presso gli intermediari monetari, che lo impiegano in titoli del debito pubblico, uno strumento caratterizzato da altrettanta elevata liquidità ma anche da una pericolosa volatilità. Esiste di converso, sul versante degli attivi pubblici, un ampio patrimonio immobiliare anche e soprattutto a livello locale, tutto da valorizzare.

Secondo Aletta “Bisogna sottrarre l’Italia al ricatto continuo dei mercati ed al giogo delle regole, anch’esse soventemente strumentalizzate. Siamo andati avanti, fin troppo a lungo, con soluzioni che si dimostrano sempre più costose e sempre meno efficaci.”

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