Le riserve stipate sui conti correnti degli Italiani vanno verso la cifra “monstre” di 2milia miliardi di euro. Un’enormità. Sembra una buona notizia, ma in realtà è una brutta situazione che rischia di trasformarsi in una bomba sociale. L’eccesso di liquidità, infatti, significa che chi avrebbe capacità di spesa nel Paese e potrebbe alimentare la domanda interna, non fa acquisiti e non investe. Di contro, tutte quelle attività commerciali che avrebbero bisogno di stimolo e potrebbero generare posti di lavoro, stanno morendo. Il risultato: chi ha investe in attività finanziarie e si arricchisce sempre di più. Chi non ha, invece, e dipende per il proprio sostentamento dall’economia reale, è sempre più povero.

La forbice continua ad allargarsi, sempre di più. La fotografia di un Paese dove i poveri sono tantissimi e ricchi, pochi, sempre più ricchi e sempre più propensi a risparmiare oppure a investire nei mercati finanziari l’ha fatta il quotidiano la Repubblica, qualche giorno fa. “Un serio problema per l’economia – scriveva ieri Raffaele Ricciardi – e una bomba sociale si nascondono dietro l’apparente crescita della ricchezza degli italiani e delle loro imprese durante la pandemia, con le riserve liquide parcheggiate in banca che puntano ormai quota 2 mila miliardi di euro, più del prodotto nazionale.”

“Non è un bel numero, a differenza di quel che può sembrare. Ma è anche un’opportunità”, ragiona Stefano Caselli, pro-rettore dell’Università Bocconi di Milano. Cominciando dal lato oscuro del boom di liquidità parcheggiata in banca, basta elencarne le ragioni per capire che è il frutto di un corto-circuito. Sul lato delle famiglie hanno giocato tre fattori: “Il primo è che sono crollati i consumi: le persone viaggiano di meno, si chiudono in casa e le spese scendono. Quindi l’ammontare del conto corrente sale”. Ricordare i dati della Confcommercio – con una stima di consumi bruciati ben oltre 100 miliardi – è sufficiente per dare una dimensione del fenomeno. “Il secondo tema è l’atteggiamento delle persone: nei momenti d’incertezza la paura del futuro porta la propensione al risparmio a salire”, con una spirale “prudenziale” dalla quale aveva messo in guardia a tempo debito il governatore Visco. “Il terzo aspetto è legato alla correzione che i mercati finanziari hanno registrato all’inizio della pandemia, pur recuperando successivamente: i risparmiatori parcheggiano la liquidità in attesa di capire dove investire”. L’insieme di questi fattori ha fatto crescere, ha stimato Unimpresa, i depositi delle famiglie di 66 miliardi (+6%), arrivando a quota 1.109 miliardi.

Dietro i grandi numeri, conclude Ricciardi, si nascondono storie assai diverse e differenti ordini di problemi. Il primo è di natura sociale: mai come nel caso di uno choc improvviso e profondo come la pandemia, le forbici rischiano di allargarsi pericolosamente. “La crescita dei risparmi si accompagna all’aumento inquietante della povertà assoluta di molte famiglie italiane, che ormai ha raggiunto una incidenza molto forte – riflette Marcello Messori, economista e docente alla Luiss Guido Carli – e ci dice di una polarizzazione del reddito”. Per Caselli “l’aumento dei nuovi poveri italiani è un dato durissimo, non degno di un Paese civile”. Secondo la recente fotografia Istat, un milione di persone è entrato nella fascia di povertà assoluta con un peggioramento marcato nelle più ‘ricche’ aree del Nord. “L’aumento del divario sociale è una vera e propria bomba: quando ci troveremo ai blocchi della ripartenza, speriamo il prima possibile, chi ha un reddito fisso e liquidità potrà fare uno sprint. Ma ci saranno persone neppure in grado di ripartire”.

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