Quest’Europa da grande sogno, sta diventando un incubo. A parte il diametro dei cetrioli, l’Europa ha imposto il cosiddetto bail-in, cioè se una banca fa crac per la crisi o per la scarsa capacità dei manager, a pagare il conto saranno i correntisti più abbienti, ma anche gli obbligazionisti e gli azionisti. Si fa fatica a capire chi è il colpevole di scelte non solo impopolari, ma anche stupide.
Purtroppo il dibattito sull’Europa non è solo una questione ideologica o culturale, come vogliono farci passare i turisti della democrazia che stanno con la gente solo quando fa comodo a loro. È una questione puramente di portafoglio. Ci piace l’Europeo di calcio e la Champions League, ma non è piacevole scoprire che da quando siamo entrati nell’euro il nostro Pil pro capite è crollato dell’8,27%. Nel 2001 un italiano guadagnava mediamente 27.800 euro, nel 2015 il reddito si è ridotto a 25.500. Ognuno di noi, con la moneta unica, ha perso 2.300 euro annui. Quasi 5 milioni di vecchie lire.
Forse a qualche euro burocrate sembreranno pochi, ma agli italiani che fanno fatica con le rate del mutuo, no. Anche perché siamo il Paese che, fra i 28 dell’Unione, ha visto erodersi più di tutti la propria ricchezza. Non serve quindi un genio per comprendere l’euro-scetticismo. Un italiano su due su due, fa notare l’ultimo report dell’Euro-barometro, non si sente europeo, e quasi sei su dieci non provano alcun senso di appartenenza alla bandiera blu con le stelle gialle. Hanno provato per decenni a dirci che l’Europa è bella. Peccato che alle parole non siano seguiti i fatti. Dall’economia al problema immigrazione. A Bruxelles partono i diktat, e noi, come fossimo dei servi della gleba, dobbiamo adeguarci.
E dire che l’Europa era un sogno. Ci ha portato effettivamente settant’anni di pace, dopo due guerre mondiali. Però da comunità leggera è diventata un super-Stato, con tanto di burocrazia ossessiva e caste come se non ci fosse un domani. Ed è contro questo super-Stato privo di legittimazione democratica che bisogna battersi.

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