L’Unione è preoccupata per i conti pubblici Italiani. Junker pare stia sussurrando da Bruxelles, non senza l’implicito benestare di Merkel e Macron, all’Italia che sarebbe arrivato il momento di introdurre, anzi di imporre una patrimoniale. Una misura che potrebbe forse rassicurare i tedeschi, ma che sarebbe destinata ad ammazzare definitivamente il Paese, come spiega l’economista Ettore Gotti Tedeschi in un appello al Governo lanciato sul quotidiano “la Verità”.

“Per spiegare il motivo dell’appello desidero ricordare che l’Italia, mancando una strategia economica e sentendosi ‘oppressa’ da Bruxelles, è l’unico paese europeo che ha perso ricchezza già dall’ingresso nell’euro, ma soprattutto dopo l’annuncio della crisi del 2008 e rischia di continuare a perderla – scrive Gotti Tedeschi –: il PIL pro capite italiano dal 2008 al 2016 ha perso il 10% mentre quello tedesco è cresciuto di più del 6% (quello francese è restato invariato). Curiosamente il crollo del PIL pro capite in Italia si è inasprito però subito dopo la fine del 2011, il fatidico anno del primo ‘governo cooptato’ nella storia italiana e ha continuato negli anni successivi.”

Dal 2012 al 2014, spiega l’economista, il PIL pro capite italiano stimato, è passato da circa 27 a 25mila euro, quando invece Germania, Francia e Spagna iniziavano la ripresa della crescita. “È probabile che Bruxelles stia preparandosi a ‘suggerirci’ di trovare all’interno del nostro paese le risorse per diminuire il debito pubblico (la famosa “patrimoniale”), alleggerendo così non solo la spesa di interessi di bilancio, ma limitando così anche i rischi di risalita dei tassi di interesse, e in più generando risorse per fare investimenti e per far ripartire il PIL”. con aggiunge Gotti Tedeschi, che dimostra come, in pratica, la parte di risparmio utilizzabile per portare il rapporto debito/PIL a 80% equivalga esattamente al valore della liquidità nei nostri conti correnti bancari. “Questo progetto – conclude l’economista – sarebbe perciò inutile e deleterio perché sottrarrebbe più del 20% del risparmio italiano a veri investimenti produttivi per il paese, quelli unici che possono permettere all’Italia di fare un vero progetto di crescita del Pil e diminuzione del debito pubblico, valorizzando anche le nostra risorsa più importante ed a rischio: il risparmio (il nostro petrolio).”

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