Ferruccio De Bortoli, sulle pagine dell’Economia del Corriere della Sera, lunedì ha pubblicato un bell’editoriale dedicato al tema dell’inflazione. Già perché, anche se metà degli investitori e degli strategist sostengono (o sperano) che – con tutto quello che è successo – l’economia sia in una nuova fase di “normalità”, in cui l’inflazione non si farà più vedere, la verità è che le logiche di base dell’economia non è cambiata. E dopo un anno, e oltre, di fermo dell’economia globale, quando questa ripartirà le materie prime non basteranno per tutti, scatenando una corsa dei prezzi che potrebbe far scattare una nuova crisi economica in stile anni ’70.

“Distratti dalla leggerezza del digitale, che ha annullato nel bene e nel male le distanze degli incontri e degli acquisti, ci siamo semplicemente dimenticati di un particolare di non secondaria importanza. L’economia è ancora pesantemente fisica – scrive De Bortoli –. Più di quanto non riusciamo a immaginare, specie se dispersi sui social, assorti in riunioni via Zoom, o divisi tra una call e l’altra. Ciò che compriamo in pochi secondi in Rete si muove ancora su navi che solcano gli oceani, su mezzi che intasano le vie cittadine. Si inquina addirittura di più. Ed è paradossale che proprio nei giorni in cui giustamente siamo chiamati a preoccuparci di transizione energetica, intelligenza artificiale (meglio dire aumentata), robotica, a discutere di un cambio di paradigma dell’economia in senso più sostenibile e pulito, la vera emergenza del momento ci riporti a un clima da anni Settanta. Alla cruda pesantezza delle produzioni tradizionali. Alla polverosa realtà dei metalli e delle materie prime che non si estraggono come un bitcoin.”

“Che cosa accade realmente sui mercati delle materie prime?”, si domanda De Bortoli. «La domanda non è solo tornata ai livelli pre Covid — spiega Alessandro De Felice, presidente onorario dell’Associazione nazionale dei risk manager e chief risk officer di Prysmian, i cui cavi hanno una rilevante componente in rame — è addirittura esplosa per la ricostituzione delle scorte che l’anno scorso, nel dramma della prima ondata, erano state ridotte al minimo anche per gestire meglio il capitale circolante. Di fronte all’ignoto della pandemia ci si è preparati al peggio. Eccedendo nel pessimismo. E ora ne paghiamo le conseguenze con la carenza fisica, non solo di materie prime e metalli ma anche di prodotti intermedi. Gli uffici acquisti oggi comprano anche per riempire i magazzini. A ciò si è aggiunta la crisi dello shopping internazionale. Si blocca Suez e il sistema va in crisi. Basta una tempesta improvvisa negli Stati Uniti o l’attacco cibernetico che blocca un oleodotto per creare incertezza e instabilità. Il riflesso nelle quotazioni è immediato. Insomma, ci siamo accorti di avere davanti agli occhi un mosaico di collegamenti e legami per certi versi oscuro e inesplorato. Va colto però anche un aspetto di opportunità: l’incremento del costo delle materie prime si può tradurre in un incremento del prezzo di vendita dei prodotti finiti e in molti settori si riflette sulla marginalità». Appunto.

“Tutto questo enorme trambusto sui mercati, che ha già causato a valle consistenti aumenti di prezzo in alcune filiere, quando e come si trasferirà sui consumi finali? Una piccola fiammata inflazionistica è già in atto come conferma l’ultimo dato sull’andamento dei prezzi al consumo negli Stati Uniti (+4,2% su base annua) – conclude De Bortoli –. Nel settore alimentare e della grande distribuzione si fa un gran parlare della cosiddetta shrinkinflation, ovvero la sgrammatura di prodotti venduti allo stesso prezzo. Un surriscaldamento, non privo di fenomeni speculativi, è in atto per tutte le forniture legate al settore dell’edilizia grazie agli incentivi, in particolare l’ormai mitico 110 per cento. «Ma sarei ancora prudente — è l’analisi di Fedele De Novellis, direttore generale di Ref — nel ritenere che questo aumento dell’inflazione possa diventare strutturale. La domanda di alcuni beni industriali è letteralmente esplosa. I maggiori risparmi hanno alimentato acquisti di prodotti digitali, beni per la casa.”

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