Fintanto che le cose vanno male per tutti, la Banca Centrale Europea compra debito di tutti i Paesi UE – in particolare titoli di Stato italiani – nessuno si lamenta. Ma la ripresa, ormai è chiaro, non si vedrà con la stessa rapidità in tutta l’Unione. Chi sarà stato più veloce con le vaccinazioni e chi, già prima del Covid, aveva economie più solide non potrà che ripartire più velocemente di Paesi, come il nostro, che già prima del virus zoppicavano. Con la ripresa ripartiranno anche i prezzi: nei tedeschi è già tornata la paura dell’inflazione e hanno già iniziato a fare pressione affinché la Bce inizi a pensare a una stretta sui tassi. Che ucciderebbe i Paesi più indebitati, come l’Italia.

“Il rischio di inflazione è tornato sullo schermo radar degli operatori e delle autorità anche in Europa, complice il dato di gennaio 2021 per l’area Euro superiore alle attese – scriveva qualche giorno fa sul Sole 24 Ore il direttore Generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna –. Dopo 6 mesi passati in territorio negativo, il tasso di inflazione annuale è salito allo +0,9%, uno 0,4% in più delle aspettative. Le stime per i prossimi mesi sono orientate tutte verso un rafforzamento del trend di rialzo. C’è chi discute apertamente di un “effetto contagio” dagli USA, dove le aspettative di inflazione degli operatori sono in decisa crescita per via dell’imminente stimolo fiscale dell’amministrazione Biden.”

Secondo Minenna i falchi della Banca Centrale Europea (BCE) stanno preparando il terreno per una ripartenza in grande stile del dibattito sull’uscita dallo stimolo monetario pandemico: il presidente della Bundesbank Weidmann si aspetta un tasso di inflazione in Germania mediamente del 3% nel 2021 e ritiene che la BCE dovrà reagire al mutato contesto in senso restrittivo. Secondo Weidmann sono finiti i tempi di un tasso di inflazione persistentemente basso nell’area Euro.

L’idea dei tedeschi insomma è: si incomincia a vedere la luce in fondo al tunnel, appena ne saremo fuori l’economia rimbalzerà e i prezzi rischiano di andare fuori controllo. Dobbiamo convincere la Bce a chiudere con la politica dei tassi zero, per controllare la fiammata dell’inflazione e anche per evitare che le banche continuino a patire la bassa marginalità connessa alle politiche della Banca Centrale. Come al solito nel condominio Ue ognuno pensa proprio al proprio orticello.

Già perché se i tassi dovessero ripartire verso l’alto in un momento in cui i Paesi più deboli, come Italia, Spagna e Portogallo, non fossero ancora usciti dal tunnel, potrebbe essere il colpo di grazia sulle loro economie. Il problema sarebbe enormemente più grandi per la nostra nazione che, con tutto il suo debito pubblico, si ritroverebbe schiacciata da un aumento dei rendimenti connesso al possibile allargarsi dello spread. Un altro 2010 che metterebbe definitivamente a rischio la tenuta del Paese.

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