L’Italia deve muoversi, e in fretta, in Europa se vuole evitare un suicidio – sociale ed economico – più che annunciato. A raccontarlo, in un profetico intervento sulle pagine del sito Start Magazine, il commentatore Gianfranco Polillo, che prova a spiegare cosa l’Italia deve tentare di cambiare in questa Europa che non funziona. Soprattutto per il nostro Paese, che, con le ultime elezione, ha dimostrato, se non altro, di essersi risvegliata dal torpore che aveva permesso ai “professoroni” di scaraventarla nello strapiombo.

Secondo Polillo la vittoria, schiacciante, di Salvini alle ultime elezioni europee è un segnale molto forte di un processo che, in un modo o nell’altro, finirà per modificare, nel lungo termine il Paese. “Matteo Salvini sarà pure brutto sporco e cattivo – il Truce secondo il lessico di Giuliano Ferrara – ma è pur sempre il principale rappresentante di questo popolo. Naturalmente si può sempre pensare ad una nuova ‘parentesi della storia’, come teorizzava Benedetto Croce a proposito del fascismo. Ma si commetterebbe solo un secondo errore – scrive Polillo –. Cosa hanno fatto finora i gentleman della politica? Ottimi discorsi, mentre l’Italia sprofondava. Hanno accettato, senza discutere, l’amaro calice distillato a Bruxelles. Aumentate le tasse e riducete i consumi: vedrete che, d’incanto, il debito diminuirà. E tutti saranno più felici. Naturalmente non è stato così, ma l’esatto contrario.”

Così, se in Europa bisogna starci, bisogna farlo avendo la capacità di portare a Bruxelles quella che Polillo definisce una discussione a tutto campo, che sia in grado di dimostrare in che modo regole astratte possono piegarsi per la gestione del “legno storto” della realtà. Utilizzando quel grande patrimonio di esperienze e di teorie che ha segnato l’evoluzione del pensiero economico moderno. Che qualcuno vorrebbe ridurre a qualche regoletta di natura contabile. Il talismano della felicità. Se le risorse del mondo politico sono scarse, sono gli intellettuali che devono fare la loro parte.

“Ma per incidere devono conservare una visione al di fuori dei luoghi comuni – conclude Polillo –. Distinguere i diversi campi. Una cosa è la ricerca del consenso da parte degli uomini politici. Altro è studiare quelle soluzioni che con quel retroterra risultino coerenti. Una nuova “doppiezza”? Forse, ma grazie a questa tecnica, che non era solo tale, Palmiro Togliatti costruì quel partito che, ancora oggi, sopravvive, nella sua essenza, ai mille terremoti che hanno spazzato via ogni suo vecchio concorrente.”

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