Da pochi giorni l’Istat ha certificato che l’Italia è entrata in recessione tecnica. Due trimestri di crescita negativa ci dicono che l’economia del Paese ha iniziato, dopo quattordici trimestri di – moderatissimo – andamento positivo a ripiegare su sé stessa. Al contrario della Francia del caudillo Macron, che continua a registrare un Pil positivo. Il segreto dei cugini francesi? Loro fanno debito, noi non possiamo. Grazie Junker.

C’è un bellissimo articolo di Guido Salerno Aletta, pubblicato da MilanoFinanza sabato scorso, che ci spiega grazie a quale magia la Francia che cresce, nonostante la guerra commerciale tra Trump e la Cina e le bizze delle Banche Centrali: “Per stare all’ultimo decennio – scrive Aletta – Parigi non ha mai avuto un saldo primario attivo: la sua spesa pubblica ha sempre superato l’importo raccolto con la tassazione. Il deficit annuo ha sempre finanziato sia l’ulteriore spesa che l’intero servizio del debito. Tra il 2008 e il 2019 il deficit accumulato è stato pari al 50,6% del pil, mentre il saldo primario negativo ha immesso risorse nell’economia reale per il 25% del pil. Si tratta quindi di risorse nette che dal mondo della finanza vengono impiegate nell’economia reale.”

L’Italia, invece, dai tempi di Monti e del fiscal compact è stata obbligata da Bruxelles ad adottare un modello di risparmio molto “tedesco”: il risultato è che la sua economia ora dipende dall’export e che la domanda interna è stata uccisa. Nel nostro Paese, così come in Germania, “una parte delle imposte viene usata per pagare gli interessi sul debito: nello stesso periodo prima considerato il drenaggio fiscale operato in Italia è stato pari al 14,4% del pil, quello della Germania al 15,1%. In Italia, nel 2018, l’onere per interessi è stato pari al 3,4% del pil, di cui una metà è stato spesato con il saldo primario e l’altra metà con nuovo debito, che infatti è stato pari all’1,7% del pil.”

Insomma: alla Francia – che se ha anche ha un debito pubblico inferiore al nostro, registra un debito privato preoccupante – è concesso fare politiche keynesiane. All’Italia, che aveva presentato una manovra espansiva a Bruxelles, sono state prospettate procedure di infrazione. Al punto che il governo ha dovuto ritarare la manovra al ribasso. E ci stupiamo se i Francesi ridono, mentre noi piangiamo?

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail