Tino Oldani – firma di punta di Italia Oggi – ne è convinto: i gilet gialli qualcosa – di concreto – hanno ottenuto eccome. Dopo sei mesi di proteste dei gilet gialli, scesi in piazza ogni sabato per chiedere le sue dimissioni, Emmanuel Macron ha deciso di cambiare linea politica, prendendo le distanze dal modello tedesco, basato su austerità e riforme strutturali, un modello seguito nella prima parte del suo mandato presidenziale, ma destinato ad essere abbandonato nel «secondo atto».

“Il segnale più evidente di questo riposizionamento – scrive Oldani su Italia Oggi, in un approfondimento ripreso anche dal sito Start Magazine – lo ha dato lo stesso Macron in un passaggio (sfuggito a molti) della conferenza stampa di giovedì scorso all’Eliseo: «La Germania senza dubbio si trova alla fine di una fase di crescita, che ha tratto un enorme vantaggio dagli squilibri nell’area dell’euro. La Germania ha un modello di produzione basato sul fatto che in Europa vi siano paesi con bassi costi di produzione, vale a dire esattamente l’opposto del progetto sociale che io intendo rappresentare in Europa».”

Colpito da questo bordata di critiche da parte di colui che da due anni è considerato l’alleato più importante della cancelliera Angela Merkel, il partner strategico dell’asse franco-tedesco che ha dettato legge nell’Unione europea, il settimanale di Amburgo ha chiesto lumi a un conoscitore autorevole della politica dell’Eliseo come Sébastien Maillard, direttore dell’Istituto Jacques Delors di Parigi. E questi ha confermato il cambio di linea: «Il primo atto della presidenza Macron era completamente focalizzato sulla Germania; ora, nel secondo atto, ha elaborato la delusione causatagli dalla Germania e guarda in altre direzioni». In buona sostanza, significa che «la Germania non è più un modello per le riforme francesi, ma soltanto il principale modello economico d’Europa, in via di progressivo superamento».

Insomma: Macron, anche in vista delle ormai prossime elezioni europee ha fiutato l’aria che tira. Il modello politico del trattato di Aquisgrana è già morto, quello economico della Merkel sta mostrando tutti i suoi limiti. Per cercare di limitare i danni alle prossime europee meglio tenersi aperta un’altra strada. Sempre che i partiti populisti non sfondino anche in Francia. In quel caso il destino politico del caudillo francese sarà già segnato.

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