Dopo due settimane Macron rompe finalmente il silenzio di fronte alla nazione e si arrende. Il capo dello Stato mette sul piatto due gesti concreti: l’aumento di 100 euro del salario minimo (oggi pari a 1184 euro netti mensili) e l’abolizione di nuovi prelievi sulle pensioni sotto ai 2mila euro. Nel pacchetto sono comprese anche la defiscalizzazione degli straordinari (molto usati, dato l’orario legale delle 35 ore settimanali) e del premio di fine anno da parte delle imprese. Alla fine le concessioni ai gilet gialli potrebbe costare, secondo alcune stime, intorno ai 10 miliardi di euro per il bilancio dello Stato.

Come scrive Le Monde Macron sta cercando di “salvare il proprio quinquennio. “Se non supera questa crisi resterà probabilmente all’Eliseo fino al 2022 ma sarà politicamente morto – scrive Anais Ginori su Repubblica – . Parlando con alcuni sindaci durante il weekend aveva ammesso solo di aver fatto alcune ‘cavolate’, ovvero l’aumento della Carbon Tax, il taglio di 5 euro ai sussidi sulla casa, e la limitazione a 80 chilometri orari nelle strade statali. Tutte misure impopolari, che hanno fomentato la protesta.”

Il ministro dell’economia e delle finanze Bruno Le Maire ha dichiarato che in un mese di proteste è già stato bruciato lo 0,1% di crescita del Pil. Commercianti e grandi magazzini registrano un calo tra il 10 e il 30% del fatturato rispetto al dicembre scorso. E il turismo risente ovviamente delle scene di devastazione e violenza che hanno fatto il giro del mondo. Per cercare di sedare la protesta e di salvare il proprio futuro politico, Macron – che, a questo punto, si è guadagnato il titolo di Presidente più odiato di Francia – ha messo sul piatto una serie di concessioni che porteranno quasi sicuramente il bilancio del Paese oltre il vincolo del 3% nel rapporto deficit / Pil.

Come faranno ora i burocrati europei ad accettare che Macron allarghi i cordoni della borsa così tanto, mentre agitano contro l’Italia lo spauracchio della procedura di infrazione?

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