A quanto pare anche il meteo si mette di traverso nell’agevolare la ripresa economica in Italia. A causa del maltempo, secondo le stime della Federazione italiana Pubblici Esercizi (Fipe),  il settore del turismo avrebbe perso quasi 3 miliardi di euro rispetto al 2018.

“Il mese appena trascorso si è chiuso è all’insegna dell’incertezza e del cattivo tempo. Maggio è stato definito il più freddo degli ultimi 30 anni. Ha fatto registrare temperature sotto la media stagionale fino a 10 gradi. La pioggia caduta in alcune Regioni è stata l’equivalente del 50 per cento avuta durante tutto l’inverno. Oltre ai temporali, il Paese è stato sferzato da venti forti e sorpreso dalle nevicate anche a bassa quota: sulle Dolomiti sono caduti circa 30 centimetri di neve – scrive Ivonne Carpinelli, sul sito ilmeteo.net –. A risentire degli effetti di un tempo così volubile e quasi imprevedibile è stato soprattutto il settore del turismo che in Italia conta 500 mila imprese. Con il maltempo i viaggiatori sono stati meno incentivati a spostarsi provocando effetti negativi sull’andamento dei consumi e delle attività ricettive.”

La perdita secca, secondo la Federazione italiana Pubblici Esercizi (Fipe) ammonterebbe alla bellezza di 2,9 miliardi di euro, pari a “una flessione del 26 per cento equivalente a una perdita di 2,9 miliardi di euro e 50 mila posti di lavoro (oltre 77milioni di ore di lavoro). 600 mila euro sarebbero mancati all’appello solo nel settore della ristorazione. In alcune località turistiche le perdite economiche si aggirano attorno all’80 per cento.”

Il turismo rappresenta, per l’Italia, un settore fondamentale. Un settore che potrebbe collaborare in maniera significativa al rilancio del Paese. Ma anche un’industria che potrebbe essere messa veramente a rischio se la teoria del cambiamento climatico si rivelasse corretta, come ha afferma Giancarlo Deidda, vicepresidente della Fipe, in un comunicato stampa dell’associazione: “Alle Istituzioni diciamo che il turismo è particolarmente esposto alle conseguenze dei cambiamenti climatici e per questo ha bisogno del massimo della flessibilità nella gestione dei costi. È vero che non c’è una bacchetta magica per gestire nel breve termine le forze della natura, si può tuttavia lavorare per non far peggiorare la situazione e magari migliorarla nel lungo termine.”

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