Secondo il Financial Times la riunione di due giorni della banca centrale statunitense, che si concluderà oggi, è in cima ai pensieri di molti investitori che da giorni sono a caccia di indizi su quando la Federal Reserve inizierà a ridurre i suoi 120 miliardi di dollari di acquisti mensili di titoli di stato.

Come raccontava nei giorni scorsi la testa online Start Magazine, nel discorso di agosto al simposio di Jackson Hole, il presidente della Fed Jay Powell ha indicato che il comitato di definizione delle politiche della banca centrale potrebbe presto iniziare a ridurre i suoi programmi di stimolo dell’era pandemica a due condizioni: nn “progresso sostanziale” verso la massima occupazione e verso un tasso di inflazione medio del 2%. L’obiettivo dell’inflazione è stato raggiunto, ha riconosciuto Powell, e il mercato del lavoro è sulla buona strada. Ma i dati sull’occupazione in agosto sono stati più deboli del previsto, il che potrebbe fermare la mano della Fed per ora – scrive il FT.

“Ci aspettiamo che il Federal Open Market Committee apra la porta a un possibile annuncio del taper a novembre, a condizione di un solido aumento dell’occupazione a settembre. Crediamo che l’ostacolo sia di circa 750.000 [posti di lavoro aggiunti], che dovrebbe essere superato abbastanza facilmente”, hanno scritto gli analisti di Jefferies. Anche il dot plot della Fed sarà al centro dell’attenzione, una mappa delle aspettative dei funzionari della Fed su dove saranno i tassi di interesse degli Stati Uniti nei prossimi anni. Il grafico potrebbe essere in grado di muovere il mercato, soprattutto se le aspettative per il ciclo di aumenti sono anticipate.

Gli investitori osserveranno da vicino la risposta della Banca d’Inghilterra ad un aumento a sorpresa dell’inflazione durante la prossima riunione politica di giovedì. Gli aumenti annuali dei prezzi al consumo nel Regno Unito hanno accelerato al 3,2 per cento nel mese di agosto – il tasso di inflazione più alto dal 2012 – i dati della scorsa settimana hanno mostrato, ben al di sopra dell’obiettivo del 2 per cento della BoE. Mentre i politici della BoE avevano previsto un’impennata verso la fine dell’anno, la ripresa più veloce del previsto avrà sollevato le sopracciglia a Threadneedle Street.

Qual è il nodo gordiano in tutta questa vicenda? Il problema è che i mercati ormai da anni sono drogati dallo stimolo monetario. E con la Banca Centrale Cinese che non ha potuto fare altro che iniettare altro denaro sui mercati per evitare un tracollo di Evergreen, pensare di far smettere con questa droga gli investirori è pura fantascienza. Il problema però è che questo denaro scadente, negli anni, ha continuato e continua ad allargare la forbice tra poveri e ricchi. I governatori centrali devono scegliere: è meglio una crisi economica oggi, o una guerra sociale domani?

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