Pubblicamente – a parte Walter Ricciardi, che, incautamente ha pensato bene di spiattellarlo ai quattro venti – non lo dice nessuno. Prima si fanno filtrare alcune voci, poi si inizia con i lockdown e le zone rosse locali. Ma alla fine il lockdown duro, simile a quello di un anno fa arriverà. Nei palazzi del potere, a Roma, nei giorni scorsi, si ragionava sulla possibilità di annunciarlo già venerdì. Le varianti fanno paura, hanno già colpito negli altri Paesi e la terza ondata pare dietro l’angolo.  Resta una domanda: che effetto avrà un potenziale nuovo lockdown generalizzato su ristoratori, palestre e più in generale su tutte quelle attività che pensavano, con febbraio, di poter riprendere a lavorare?

“Prevenire o comunque limitare gli effetti di una «terza ondata» dell’ epidemia da Covid 19 provocata dalle varianti del virus – scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera –: è questo l’ obiettivo del governo che mette a punto le misure di contenimento. L’ allarme è forte. In Lombardia sono state istituite quattro nuove «zone rosse», in Campania è stata individuata una variante mai emersa prima nel nostro Paese. Il timore degli scienziati è che nell’ arco di due o tre settimane questa mutazione possa risultare prevalente rispetto al virus finora conosciuto. Con effetti che rischiano di essere drammatici, come peraltro sta già avvenendo in altri Stati europei. Ecco perché si studia una nuova stretta che preveda chiusure mirate nelle aree maggiormente colpite in modo da allontanare il rischio di un lockdown nazionale, proprio come accaduto in Germania.”

Nelle zone rosse scuole, come già avvenuto nei mesi passati, negozi e locali pubblici dovranno interrompere le attività per limitare al massimo la circolazione delle persone. E già venerdì sei regioni potrebbero avere un Rt superiore all’1, finendo così in fascia arancione, altre potrebbero essere classificate in rosso. Ieri il tasso di positività era al 3,8 con 10.386 nuovi casi e 336 vittime. Numeri ancora troppo alti, secondo gli esperti, per ipotizzare allentamenti.

“Il monitoraggio di venerdì prossimo servirà da bussola per le nuove scelte del governo. Rischiano di passare in fascia arancione ben sei Regioni che la scorsa settimana avevano un Rt prossimo all’ 1. Oltre alla Lombardia e al Lazio ci sono l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia, le Marche e il Piemonte. Si aggiungerebbero all’ Abruzzo, la Basilicata, la Liguria, il Molise, l’Umbria e la provincia di Trento – aggiunge Sarzanini –. Dopo i provvedimenti presi durante le festività natalizie, la curva epidemiologica era scesa e l’Italia era tornata prevalentemente in giallo. Gli allentamenti e l’incognita rappresentata dalle varianti si sono rivelati però micidiali rispetto al contenimento del Covid 19 e la situazione si è nuovamente aggravata. «Dobbiamo mantenere cautela, intervenire tempestivamente», ripetono Speranza e la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini in contatto costante con l’Istituto superiore di Sanità.”

Tutto giusto, tutto vero. Ma come faranno, chiediamo, tutti quegli imprenditori che speravano di poter riprendere a lavorare con continuità? Si dovranno attaccare ai soliti ristori dell’Inps che non bastano e che non arrivano mai oppure da Roma si decideranno a implementare soluzioni strutturali (ad esempio una campagna di vaccinazione decente) per far ripartire l’economia?

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