Ernesto Preatoni – fondatore di questo blog – ben prima che scoppiasse la querelle sui Mini Bot, ad inizio aprile aveva pubblicato un articolo su quotidiano nazionale, in cui spiegava come questa soluzione, paradossalmente, fosse stata suggerita all’Italia da un team di economisti tedeschi.

“Se il Sole 24 Ore, dieci giorni fa, attraverso una lettera e la penna di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi arriva a riprendere in considerazione la possibilità di introdurre una moneta parallela in Italia scriveva Preatoni –, significa che l’Euro ha fallito e che questo è ormai evidente a tutti.”

“Alcuni economisti tedeschi – tra cui l’ex chief economist di Deutsche Bank, Thomas Mayer – hanno notato innanzitutto come lo Stato italiano, da 25 anni, spende meno di quello che incassa – spiegavano Becchi e Zibordi nel proprio intervento –, non si indebita per pagare pensioni o stipendi, ma per pagare interessi su interessi, è costantemente in ‘avanzo primario’, cioè tassa più di quanto spenda. Oltre a essere l’unico Paese al mondo ad aver perso il 20% di produzione negli ultimi venti anni è anche l’unico a essere in austerità da 25 anni.”

“I tedeschi hanno notato quello che dico da 10 anni scriveva ancora Preatoni –: l’austerità e i cambi fissi stanno uccidendo il Paese. Per non parlare di uscita dall’euro, si inventano una moneta fiscale, che altro non è se non il “minibot” previsto dal contratto di governo. Questa moneta sarebbe generata dai crediti fiscali che ogni persona vanta nei confronti dello Stato. Con l’introduzione della valuta fiscale, questi crediti diventerebbero spendibili non solo per compensare i debiti verso lo Stato, ma per pagare altri conti all’interno dei confini nazionali.”

L’idea, concludeva Preatoni, era tra le proposte del contratto di governo – si chiamava “minibot” – e consentirebbe allo Stato – senza aumentare l’indebitamento – di fare una sorta di (piccola) manovra espansiva. Questo artificio contabile permetterebbe di comprare tempo, forse due anni, ma non risolverebbe la madre di tutti i problemi (ovvero l’Euro) che ha messo l’Italia nell’angolo e con i quale, prima o poi, il Paese dovrà, inevitabilmente, fare dolorosissimi conti.

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