Tutti felici di Draghi Presidente del consiglio, elettori e forze politiche. O almeno così sembrerebbe. Il tifo per Draghi sembra trascinare con sé un nuovo assenso nei confronti dell’Europa e dell’euro. Lo scriveva, sabato, sulle pagine di Libero, il fondatore di questo blog, Ernesto Preatoni. Che, nell’articolo, si chiede se i nuovi sostenitori di Draghi e della moneta unica non stiano confondendo il sostegno a un ottimo civil servant con quello a una moneta che ha, di fatto, distrutto l’economia del nostro Paese. Un deserto che nemmeno l’illusione del recovery fund potrà far rifiorire.

Da qualche giorno gli Italiani si sono messi a tifare. Questa volta il tifo è tutto per il nuovo allenatore, Mario Draghi – persona degnissima–, per l’Europa e per l’euro. Persino Beppe Grillo è arrivato a dire che pensava di incontrare un banchiere, invece era un grillino. Ho detto tutto. Io, che non ho mai nascosto di non provare alcuna stima non tanto per l’Europa Unita – che considero con grande rispetto quando questa rappresenta un valore e non un condominio – quanto per l’euro. Come ho spiegato, credo, fino alla nausea, lo strumento del sistema dei cambi fissi non ha mai funzionato nella storia dell’economia né – tantomeno – per il nostro Paese. Sono sempre stato non solo europeista, ma anche atlantista e pure mondista. E non posso che ammettere il fatto che Bruxelles mi abbia positivamente stupito congeniando un intervento che non mi sarei aspettato – che, per amore di verità, probabilmente senza il Covid non sarebbe mai arrivato – ovvero mettere sul piatto 750 miliardi di aiuti per l’Unione colpita dalla pandemia.

Ciò non sposta la realtà: l’euro, così com’è stato pensato, non funziona. Per i più smemorati, quelli che si sono scoperti pro-Euro proprio in queste ore, riprendo uno studio del Centre For European Policy (CEP) di Friburgo, di cui avevo parlato qualche tempo fa, sulle pagine del mio blog “Un’Europa Diversa”. Il Cep, dopo aver analizzato vent’anni di moneta unica, ha sentenziato: “In nessun altro Paese di quelli esaminati l’euro ha portato a perdite così elevate di prosperità come in Italia. Le perdite sostenute dall’introduzione dell’euro ammontano a 4,325 miliardi di euro complessivi o 73,605 euro pro capite”. Secondo il centro studi le perdite registrate dall’Italia sarebbero dovute: “Al fatto che il PIL pro-capite italiano è ristagnato dall’introduzione dell’euro. L’Italia non ha ancora trovato un modo per diventare competitiva all’interno dell’eurozona”. Nei decenni precedenti all’introduzione dell’euro, concludeva lo studio, l’Italia ha regolarmente svalutato la sua moneta allo scopo di mantenere la propria competitività. Dopo l’introduzione dell’euro, ciò non è stato più possibile.

Mi pare, insomma, che tutti i “draghiani” della prima e dell’ultima ora confondano un principio fondante, quello dell’Unione, con uno strumento scarsamente efficiente, la moneta unica, che ha, peraltro, imbalsamato la nostra economia. Poi temo anche che il luccichio dei 209 miliardi messi sul piatto da Bruxelles per l’Italia, stia generando qualche illusione di troppo in tutti quelli che hanno cambiato idea troppo in fretta. Come ha notato Giuseppe Liturri sulle pagine di Start Magazine, di recente Bruxelles ha voluto sottolineare quali siano i criteri per accedere ai fondi europei. Il piano di ogni Paese dovrà essere valutato sulla base di 11 criteri: per vedersi staccare l’assegno sarà necessario ottenere il massimo dei voti in quattro di questi. “Tra le quattro materie in cui bisogna primeggiare – spiega Liturri – c’è la capacità del piano di affrontare e risolvere – “tutte o una parte significativa” – le criticità poste dalle Raccomandazioni Paese 2020 e 2019 (quelle del taglio alle pensioni e dell’aumento delle tasse sugli immobili, per intenderci), spiega Liturri. Ma non basta. Il piano dovrà anche spiegare come intende affrontare problemi come la composizione della spesa pubblica e la sostenibilità di lungo termine del debito pubblico. In una parola: il sogno proibito per gli euroburocrati di Bruxelles che per anni hanno tentato di infilare l’Italia in quel tunnel.”

Come dico sempre, non ci sono pasti gratis, men che meno a Bruxelles, che ha apertamente dichiarato che attualmente ci sono 12 Stati membri (tra cui l’Italia) sotto esame approfondito: queste nazioni dovranno accuratamente spiegare come il piano risolverà i guai – individuati dall’Unione – del Paese. Voglio proprio vedere se tutti continueranno a stare sul carro dell’euro quando bisognerà decidere se prendere i soldi a fronte di tagli draconiano oppure rassegnarsi a non beccare niente da Bruxelles.

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