Prima ci hanno convinti a trasferire tutti i dati relativi alle nostre carte di pagamento su una bella app. Poi a usare le carte di credito per pagare anche un caffè. Tutto per poter partecipare al programma “cashback”, ovvero l’iniziativa messa in campo dal Governo per incentivare i pagamenti non in contante attraverso un sistema di restituzione in denaro di una percentuale di quanto pagato cashless, nell’arco di un semestre. Adesso – dopo molte polemiche – pare che vogliano annullare il programma, per trovare più risorse per i vaccini. Scommettiamo che alla fine il cashback resterà, ma il rimborso sarà ridotto a un piatto di lenticchie?

Per il Cashback non c’è pace, scriveva ieri Massimiliano Jattoni Dall’Asén sulle pagine del Corriere.it. Prima il Covid e le difficoltà tecniche che ne rimandarono l’inaugurazione all’8 dicembre del 2020, ora l’astio di quelli che durante il Conte Bis erano i partiti all’opposizione e che oggi sono al fianco di Mario Draghi: Lega e Forza Italia. Il pressing dei due partiti sul governo (ai quali si unisce Fratelli d’Italia) è stato forte negli ultimi tempi. La richiesta è quella di cancellare il programma e utilizzare il denaro in altro modo, magari già a luglio, dopo solo un semestre di attività.

“Lo stesso sottosegretario al ministero dell’Economia, Claudio Durigon, in quota Lega, aveva avanzato la possibilità: dirottare i fondi (già stanziati) per finanziare il decreto Sostegni. «Dobbiamo rivedere le risorse del Cashback e portarle in un ambiente che serve più a ristoranti, commercianti, dobbiamo mettere a sistema delle idee di garanzie per imprese e commercio che siano adeguate a una ripartenza vera», aveva detto Durigon. Poi, quella che è sembrata una retromarcia. Il sottosegretario il 24 marzo, rispondendo a una interrogazione in commissione Finanze della Camera, illustrando i dati relativi al Cashback ha riconosciuto che il programma «ha costituito un segnale positivo per i pagamenti digitali soprattutto per la percentuale della quota dei pagamenti elettronici sul numero totale di transazioni» – aggiunge il Corriere –. Tanto da arrivare al punto di chiederne l’allungamento di un anno: «Credo che sia giusto poter verificare l’effettività di questo utilizzo anche sul prossimo anno, è uno dei temi che al ministero io ho chiesto di poter valutare». Attualmente si prevede che il programma Cashback prosegua fino a giugno 2022.”

Ufficialmente, conclude Dell’Asén, il programma terminerà nel giugno 2022, ma Draghi ha bisogno di nuove risorse per aumentare i fondi per i vaccini. E anche se il 4 marzo scorso la viceministra all’Economia, Laura Castelli, aveva smentito le ipotesi di abolizione del programma che erano iniziate a circolare, e nonostante il primo bilancio positivo di Durigon, un cambiamento per il Cashback non sembra così improbabile. Se non si avvererà l’opzione più drastica, ovvero la completa cancellazione, Draghi potrebbe indirizzarsi verso una soluzione più soft: di fatto una sorta di restyling che riveda la quota di rimborso al ribasso e magari la cancellazione del super premio, liberando così una parte dei fondi già stanziati a favore del decreto Sostegni.

È probabile che, con il solito stile italiano, si darà il solito colpo al cerchio e uno alla botte. Da un lato l’incentivo, una volta dato, sarà duro a morire. Ma dall’altro lato, con i vaccini da comprare in piena emergenza, il “premio” verrà ridotto a un piatto di lenticchie. Tanto per essere certi che il caffè continui a venire pagato con il bancomat.

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