Vi ricordate del famoso recovery fund? Milioni di miliardi di Euro che stanno arrivando per farci riprendere dopo il Covid. Beh, indovinate un po’? Dietro al regalo della Ue si nasconde quello che Napoli chiamano “il pacco”, una bella fregatura. Ad accorgersene Giuseppe Liturri, che l’ha ben descritto in un’analisi appena pubblicata per Start Magazine.

“I servizi dell’europarlamento hanno redatto un documento in cui le sorprese – tali solo per chi in questi mesi si è fatto abbacinare dalla propaganda di Bruxelles – non mancano. Si conferma ciò che avevamo previsto – scrive Liturri – e che sia l’European Fiscal Board (EFB) che la stessa Eurostat hanno ribadito: a partire dal 2028, l’onere del rimborso del debito che la UE sta cominciando a contrarre emettendo bond, entrerà immediatamente a far parte (in proporzione al reddito nazionale lordo) del debito pubblico degli Stati membri.”

Per l’Italia, secondo Liturri, si tratta di circa 50/60 miliardi che faranno aumentare il rapporto debito/PIL di 4 punti percentuali. Questo rapporto – che a fine 2021 sfiorerà il 160% e che nel 2024 è previsto faticosamente scendere fino al 153%, per poi tornare ai livelli pre pandemici solo nel 2032 – nel bilancio 2028 aumenterà di 4 punti, ritornando tutto d’un colpo lievemente al di sopra del 150%. Questo nella migliore delle ipotesi previste dal Mef, quella in cui si dispiegheranno in pieno gli effetti del NgEU. Lo scenario intermedio previsto nel DEF di aprile mostra una curva di riduzione del debito/PIL molto meno ripida.

“Si ridimensiona così vistosamente il saldo positivo per l’Italia – spiega Liturri –: i 122 miliardi di prestiti aumenteranno da subito il debito, rimborsato per definizione; gli 84 di sussidi (69 del RRF ed altri 15 di strumenti minori) saranno restituiti alla UE, via maggiori contributi che dal 2028 costituiranno debito pubblico. Il saldo netto si riduce a poco meno di 30 miliardi in 6 anni. Il piatto di lenticchie, di cui scriviamo ormai da un anno e mezzo, è diventato realtà.”

Da notare, da ultimo, due effetti distorsivi collegati: quando termineranno gli investimenti del NgEU, la regola della spesa (crescita non superiore al 0,5%) tornerà a mordere ferocemente e, allo stesso tempo, un Paese che volesse mantenere inalterato il livello di investimenti si vedrà accusato di espansione fiscale e quindi costretto a tagliarli, solo perché quegli investimenti non saranno più finanziati da sussidi. Per il solo fatto di aver bevuto oltre la razione consentita, si dovrà tornare a morire di sete. Queste sono le regole della UE che contribuiscono a mantenere l’eurozona come fanalino di coda delle aree economiche più sviluppate.Ma purtroppo farsi bene i conti ed evitare di sognare conduce ad essere bollati come “gelidi antipatizzanti dell’UE”.

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