Dopo il disastroso accordo siglato con la UE nel 2014 da Padoan, sulla risoluzione delle banche fallite, l’ormai famigerato “bail in” – a causa del quale migliaia di risparmiatori italiani che detenevano obbligazioni subordinate di banche in difficoltà, hanno perso i risparmi di una vita -, l’Unione sta cercando di rifilarci una nuova fregatura, questa volta si chiama “Unione Bancaria”.

In teoria, con quest’accordo, i Paesi membri dovrebbero accettare il trasferimento di competenze nel campo della vigilanza sulle banche dalle autorità nazionali ad autorità europee. In cambio dovrebbe essere istituto uno schema europeo di assicurazione dei depositi per tutti i cittadini del’Unione. Di fatto, però i Paesi del Nord Europa, Germania in testa, non si fidano della periferia – manco a dirlo, soprattutto di quei cialtroni degli Italiani – e così stanno cercando di portare a casa un accordo particolarmente sbilanciato sul piano della riduzione dei rischi, più che sulla loro condivisione.

Come ha ben spiegato giovedì Antonio Grizzuti sulle pagine de LaVerità, nelle pieghe di un accordo siglato la scorsa settimana all’Ecofin – l’incontro periodico tra ministri dell’economia europei –, che sta portando verso l’introduzione dell’Unione Bancaria, è stato approvato uno strumento molto pericoloso, il “moratorium tool”. Si tratta di un periodo di tempo – per ora si parla di due giorni – durante il quale ai correntisti di banche in fase di fallimento potrebbe essere vietato o comunque limitato l’accesso al bancomat o agli sportelli. C’è di più: nel caso in cui un istituto di credito fallisse, con le nuove norme in discussione, potrebbero essere colpiti anche i titolari di depositi sotto i 100mila euro, che fino ad oggi erano assicurati.

Le riunioni dei ministri dell’Unione Europea sembrano sempre di più scene del celebre film di Nanni Loy, “Pacco, doppio pacco e contropaccotto”: a Bruxelles, e non nella Napoli degli anni ’90, compassati politici sono in realtà degli imbroglioni professionisti che cercano di rifilarsi la fregatura a vicenda. Speriamo soltanto di non ritrovarci, alla fine di tutta questa sceneggiata, a vedere l’Italia siglare un “bail in 2” e a dover assistere, dopo pochi mesi dall’entrata in vigore della nuova norma, alle manifestazioni di poveri risparmiatori cornuti e mazziati.

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