Il fondatore di questo blog, Un’Europa diversa,  Ernesto Preatoni, ha pubblicato, questa mattina, su Libero, un editoriale dedicato alla profonda crisi economica che sta attraversando il Paese. “Ultimamente – come ho raccontato anche in altri articoli che ho scritto nelle ultime settimane – noto in quello che accade fuori dalla porta di casa, che, purtroppo, le peggiori profezie dedicate all’impatto del Covid sul nostro Paese si stanno avverando – scrive Preatoni –. Il problema è che il peggio deve ancora venire. Questa settimana sono uscite due ricerche che, secondo me, dovrebbero dar da pensare.”

Il primo campanello d’allarme lo ha lanciato Cerved, la più grande società in grado di fornire informazioni sullo stato di un’azienda d’Italia. Lo ha fatto con uno studio, il Rapporto Italia Sostenibile 2021, in cui si stima che la disoccupazione quest’anno potrebbe arrivare a un picco del 17%, con una perdita di posti di lavoro che potrebbe andare da 1,3 a 1,9 milioni. Nel Mezzogiorno la situazione potrebbe essere ancora peggiore. A causa del Covid, potrebbero sparire ben 65 miliardi di investimenti.

Sempre questa settimana un’altra istituzione, la Fabi, uno dei più importanti sindacati legati al settore bancario ha lanciato un secondo allarme. Secondo il sindacato se moratorie di mutui e finanziamenti si interromperanno il 30 giugno, quasi tre milioni tra famiglie e imprese rischiano di diventare in “cattivi pagatori”. “Le norme europee sui crediti deteriorati sono entrate in vigore a gennaio scorso, ma il governo, tra le pieghe normative – scrive la Fabi – è riuscito a estendere la sospensione dei prestiti fino al prossimo giugno, con una norma inserita nella legge di bilancio per il 2021: ulteriori rinvii per l’applicazione delle linee guida Eba, però, non saranno più possibili. Né sono sufficienti, per evitare il rischio di dissesto finanziario di 2,7 milioni di soggetti, alcuni chiarimenti informali pubblicati recentemente dalla stessa Eba”.

Il prolungamento delle moratorie, che si profila per tutto il 2021 stando a quanto contenuto nel Documento di economia e finanza approvato giovedì dal Consiglio dei ministri, potrebbe, quindi, non bastare a evitare che migliaia di cittadini e imprese vengano classificate, dopo l’estate, come cattivi pagatori, destinati, in futuro a non poter ricevere più un euro di prestito dalle banche. Parliamo di 3 milioni di persone classificate come “non gradite” a tutto il sistema finanziario. Provate a immaginare cosa può significare una simile etichetta per un’impresa o una famiglia.

La situazione, insomma, è gravissima. Qualche giorno fa leggevo che Draghi si sarebbe convinto – dopo le proteste dei commercianti – a decidere di riaprire negozi e locali già a fine aprile in aperto contrasto col parere del ministro Speranza. Vivaddio. Il rischio, però, è che il governo, ormai, abbia deciso di intervenire quando la palla di neve è ormai diventata una slavina. Imperativo, nei prossimi mesi, sarà trovare il modo di permettere alle persone di riprendere a lavorare e di guadagnarsi il pane. Oppure rischiamo di trasformare il Paese in una sorta di Cape Town dove chi ha un lavoro e uno stipendio di riduce a vivere in condomini e sorvegliati, con la macchina chiusa nel box e la paura di uscire di casa.

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