Una nuova, grave, crisi globale rischia di affacciarsi all’orizzonte. Lo ha raccontato, sabato, sulle pagine del quotidiano Libero, Ernesto Preatoni – fondatore di questo blog – che, nel corso di un’intervista, si è detto preoccupato per le politiche delle banche centrali e dei governi: “È come se, dal 2009 in poi, banchieri centrali e governi dei Paesi sviluppati avessero organizzato una festa sulla base dell’assunto che, quando fosse arrivato il conto, si sarebbe potuto pagare il cameriere usando una carta di credito nuova ogni volta, e con un plafond sempre più alto, con cui ripagare il debito precedente – ha detto –. È, dal mio punto di vista, né più né meno che uno schema Ponzi legalizzato.”

In un momento in cui si considera accettabile un indebitamento pubblico pari a circa il 60% del Pil, il mondo sta seduto su 70mila miliardi di indebitamento degli Stati (l’80% del Pil) e 245mila miliardi di debito complessivo, due volte e mezzo il Pil globale. In una simile situazione, secondo Preatoni, “I mercati, con i tassi così bassi, per ottenere rendimento comprano attività rischiose – rappresentante proprio da questo debito spropositato – convinti che il banco continuerà a finanziare il conto.”

È chiaro, secondo Preatoni, che le autorità monetarie hanno cessato di pensare ad un rialzo dei tassi, tutt’altro: investono il ricavato delle cedole in altri debiti e quando questi vanno a scadenza, li rinvestono nuovamente. Si spera così di ripetere l’esperimento del quantitative easing: risolvere il debito creando altro debito. Dimenticandosi che, così facendo, si rendono i ricchi sempre più ricchi mentre i poveri restano allo stesso livello di povertà. “Una grave sperequazione nella distribuzione del reddito è sempre stata alla base di tutte le rivolte sociali: nessuno si ricorda della Rivoluzione Francese? Il mio timore è che i gilet gialli in Francia non siano un risultato, ma il sintomo di quello che potrebbe accadere in Europa se i governi non tenteranno di redistribuire in maniera più equa la ricchezza – ha concluso Preatoni –. Le condizioni per una rivolta ci sono tutte, soprattutto in Italia e in Grecia, il fatto è che nessuno sa quale potrebbe essere l’innesco. Del resto chi avrebbe mai potuto pensare che l’attentato di Sarajevo del giugno del 1914 avrebbe portato a uno sconvolgimento degli assetti in Europa?”

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