La soluzione per uscire dalle sabbie mobili in cui è finita l’economia italiana era e resta quella di uscire dall’Euro. Lo ha ribadito lunedì, in un articolo pubblicato sulle pagine economiche del Quotidiano Nazionale, Ernesto Preatoni, l’imprenditore che ha fondato questo blog.

“L’altro giorno mi è arrivata una mail di un lettore della “Nazione” – scrive Preatoni –. Il senso del messaggio era all’incirca: ‘Caro Preatoni, quando scrivi di cose che non abbiano a che fare con la moneta unica, dici cose condivisibili. Quello che non posso sopportare è il tiro ad alzo zero di cui hai fatto oggetto l’euro. Che interesse hai a convincerci a uscire dalla moneta unica, quando sai benissimo che questa operazione ci costerebbe una svalutazione del 30%? E per carità, se mi rispondi, non citarmi Stiglitz’”

“Stia tranquillo il lettore, non lo citerò – aggiunge Preatoni –. Quello che vorrei dire, però, è che – a differenza di tanti che parlano di euro senza aver studiato – io Stiglitz, e non solo lui, l’ho letto per davvero, da cima a fondo. Vorrei anche ricordare di non aver mai nascosto il fatto che un’eventuale uscita dall’euro rappresenti un’operazione rischiosa, con un costo: il mercato, è evidente, prezzerebbe una ridenominazione del nostro debito. Ma ci permetterebbe, al tempo stesso, di svalutarlo in maniera sostanziale.”

“Voglio ora fare una domanda al lettore: ma tutti quelli che hanno spacciato – con atteggiamento fideistico – l’euro come la panacea di tutti i mali per nostra economia, hanno mai avuto il coraggio di spiegare al Paese che costo avrebbe avuto ancorare l’Italia a un sistema di cambi fissi – aggiunge Preatoni –? Come ho scritto qualche giorno fa su queste pagine, l’ex direttore del Centro Studi di Mediobanca, Fulvio Coltorti, ha dedicato uno studio a questo tema, concludendo che, con la moneta unica, ‘in termini relativi (rapporti tra i Pil dei Paesi a prezzi correnti), tra 2005 e 2017 abbiamo perduto quasi 19 punti rispetto alla Germania e quasi 11 rispetto alla Francia.’”

Chi difende l’euro, conclude Preatoni, si comporta come quei malati gravi che, pur avendo una speranza, rifiutano le cure, perché hanno paura di dover affrontare effetti collaterali pesanti e dolorosi. Un comportamento illogico che può portare il Paese verso un’unica, infausta, conclusione.

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