Insomma, nasce questo governicchio giallorosso, che ha passato giorni e giorni a discutere di teste, più che di contenuti. E la grande domanda, in un’Italia sempre più ferma è: quali politiche economiche porterà avanti questo nuovo esecutivo che, come minimo, è chiamato a trovare più di 20 miliardi di euro per evitare – tanto per iniziare – l’aumento dell’IVA?

Se l’è chiesto, in un bel intervento su Start Magazine, anche l’economista Giuliano Cazzola, che, commentando le trattative tra Movimento 5 Stelle e PD – tutte focalizzate sulle poltrone e non sui programmi –, scrive: “Non si sente parlare di lavoro (il Jobs Act va bene così?), di pensioni (che cosa si farà dopo la sperimentazione di Quota 100, sempre che la devianza salviniana della riforma Fornero prosegua nel suo accidentato cammino?). Il reddito di cittadinanza viene riconfermato dai “gialli” (che lo sottraggono alle critiche della Lega) e non contestato apertamente dai “rossi”, una parte dei quali è pentita di non averlo votato. Per quanto riguarda il Decreto dignità, si pone soltanto un problema facile da risolvere, se si tiene conto dell’esperienza.”

Così, com’è oggi, secondo Cazzola, il Decreto Dignità avrebbe prodotto un dualismo ancor più radicale nel mercato del lavoro, perché è vero che sono aumentate le trasformazioni in rapporti a tempo indeterminato a causa della tagliola posta per le proroghe dopo i primi dodici mesi a termine (per il ripristino di un’accentuata causalità), è altrettanto vero che i vincoli posti dalle causali introdotti dal Decreto hanno determinato un accelerato effetto ricambio nell’ambito dei contratti a termine.

“Il solo aspetto su cui – non per le cose che si dicono ora, ma per le posizioni sia del Pd che del M5S – sembra esservi un accordo che – oltre a privilegiare una riduzione del cuneo fiscale e contributivo – riguarda la cosiddetta sterilizzazione dell’incremento dell’Iva (peraltro già operante dal 1° gennaio prossimo per 23 miliardi e per 29 miliardi l’anno successivo) – conclude Cazzola –. Non è sbagliato tassare di più i consumi e di meno il reddito; magari acquisendo solo una parte dei 23 miliardi da un riordino delle aliquote Iva. Si è persino calcolato che l’entrata in vigore degli aumenti previsti costerebbe in media 600 euro all’anno per ogni famiglia.”

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