Questa mattina la cronaca racconta di un omicidio a Lucca legato alla crisi economica. Un operaio che temeva di essere licenziato ha sparato al caporeparto dell’azienda di cui era dipendente. L’omicidio è avvenuto sotto gli occhi della moglie della vittima richiamata alla finestra dagli spari.

Una tragedia frutto della crisi economica e del furto del futuro che ha colpito migliaia di persone, ma soprattutto la dimostrazione del baratro umano che si nasconde dietro le statistiche che compongono i numeri della disoccupazione. Noi siamo abituati a considerarli solo cifre e algoritmi. Li leggiamo sui giornali o li vediamo in televisione come se fossero il termometro freddo del Pil, in realtà dietro ogni virgola e ogni percentuale che si sposta ci sono uomini e donne con le loro speranze e i loro dubbi, i mutui da pagare, i figli da crescere, la famiglia da mandare avanti. O più semplicemente la propria dignità da salvare. Purtroppo l’attenzione dell’opinione pubblica viene richiamata solo quando l’avvilimento esplode nel sangue, come accaduto oggi. Ora ci verranno a dire che l’omicida era uno squilibrato o era depresso. Tutti modi per occultare la verità e per non dire che la disperazione può portare alla morte quando davanti agli occhi l’orizzonte sparisce. E non sempre la violenza viene indirizzata verso gli altri, c’è anche quella contro se stessi. Nicola Ferrigni, docente di Sociologia della Link Campus University e direttore di Link Lab, ha pubblicato uno studio da cui emerge che, negli ultimi tre anni, i suicidi per ragioni economiche sono triplicati. Nel 2014 sono state complessivamente 201 le persone a togliersi la vita perché si sentivano travolte dalla crisi. Erano state 149 nel 2013 e 89 nel 2012. Complessivamente, secondo lo studio di Nicola Ferrigni, siamo arrivati a 439. A voler essere precisi si tratta di un suicidio ogni giorno e mezzo o giù di lì. Poi ovviamente ognuno potrà raccontarsela come vuole ma forse un po’ d’attenzione in più sarebbe opportuna. Quando leggiamo della crisi economica, del Pil che scende, della ripresa che sparisce bisogna ricordare che dietro questi numeri non ci sono avatar provenienti da un’altra galassia ma uomini e donne come noi.

A cominciare da noi stessi.

 

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail