Il ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, è il nuovo presidente della Consob, la commissione nazionale per le società e la Borsa, su decisione del Consiglio dei ministri. Per assumere il nuovo incarico, Savona dovrà abbandonare il dicastero ottenuto lo scorso giugno dopo un duro scontro tra le forze di maggioranza e il presidente della Repubblica, che si era opposto alla sua nomina a ministro dell’Economia. Congratulazioni al professore, che farà certamente un lavoro egregio in Consob. Il dubbio però è che il Paese abbia perso una grande risorsa nelle file del governo.

L’esperienza e la grande preparazione di Savona, infatti, hanno permesso alla compagine governativa di superare lo scoglio della nomina del precedente presidente Consob, Mario Nava, dopo che quest’ultimo aveva deciso di rassegnare le proprie dimissioni. Perdere un ministro così preparato alla vigilia delle elezioni europee, nel corso di un anno che potrebbe vedere l’Italia dover trattare con Bruxelles per una correzione della manovra economica, rischia però di essere un duro colpo per il Paese. Anche perché non è ancora stato individuato un sostituto e sarà difficile trovare un ministro altrettanto autorevole.

“L’uscita di scena del professore rappresenta qualcosa di più d’una semplice mancanza – scriveva ieri Marco Zatterin su La Stampa –. Essa conferma la miope disattenzione dell’Italia per la gestione della cosa europea. Ed è l’indizio in più di una tendenza a essere laterali rispetto ai partner di Bruxelles che rischiamo di pagare cara. Al ministro “europeo” toccano diversi mestieri. Il primo è di manutenere il mercato unico con gli omologhi del consiglio Affari Generali. Il secondo è quello di caposquadra degli italiani impegnati nelle istituzioni comunitarie: deve coltivarli, valorizzarli e coordinarli laddove giusto e possibile.”

Laconica la conclusione di Zatterin: “Si può amare o meno questa Unione, ma non si può mai lasciare vuoto il posto del Paese o perdere la passione di affermare l’interesse nazionale nel perseguimento degli obiettivi comuni. Gli assenti, dice un saggio, hanno sempre torto. E alla fine si ritrovano con un pugno di mosche.”

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