Il governo Draghi non è ancora ufficialmente nato – in questi giorni si stanno svolgendo le consultazioni con i partiti – ma il primo grande scoglio per il presidente del consiglio in pectore già si delinea all’orizzonte: è il recovery plan. Il primo grande obiettivo di Draghi sarà ridisegnare il piano a suo tempo preparato dal governo Conte – che qualche ben informato aveva definito un “pasticcio” – con l’obbiettivo di ottenere dalla Commissione Ue l’approvazione per 209 miliardi di contributi fino al 2024. Più facile a dirsi che a farsi.

Sul fronte del Recovery Plan la Commissione, infatti, ha fissato dei paletti piuttosto stringenti. “Di recente – scrive Giuseppe Liturri sul quotidiano online Start Magazine –, ha voluto ribadire quali siano i criteri fondamentali di valutazione dei piani nazionali e, di conseguenza, quali siano le informazioni che essi devono necessariamente contenere. Tutto ciò allo scopo di emettere una inappellabile pagella: per ciascuna delle 11 “materie” oggetto di valutazione ci sarà un voto (A, B, C) e per ben quattro di esse solo il giudizio “A” consentirà l’ammissibilità dell’intero piano. Inoltre, in nessuna materia è ammesso il voto C, a pena di bocciatura. Stesso esito negativo, in caso di giudizi B maggiori di A. Pertinenza, efficacia, efficienza e coerenza: questi sono i capisaldi che identificano i criteri di valutazione.”

Tra le quattro materie in cui bisogna primeggiare c’è la capacità del piano di affrontare e risolvere – “tutte o una parte significativa” – le criticità poste dalle Raccomandazioni Paese 2020 e 2019 (quelle del taglio alle pensioni e dell’aumento delle tasse sugli immobili, per intenderci), spiega Liturri. Ma non basta. Il piano dovrà anche spiegare come intende affrontare problemi come la composizione della spesa pubblica e la sostenibilità di lungo termine del debito pubblico. In una parola: il sogno proibito per gli euroburocrati di Bruxelles che per anni hanno tentato di infilare l’Italia in quel tunnel. Ora tale sogno è su un piatto d’argento come condizione essenziale per l’approvazione del Recovery Plan. Le linee guida specificano che attualmente ci sono 12 Stati membri (tra cui l’Italia) sotto esame approfondito e proprio essi devono accuratamente spiegare come il piano risolverà i problemi ivi evidenziati. Naturalmente, per l’Italia parliamo del rapporto debito/PIL.

Da notare che non esistono mezze misure. Chi è bocciato perde tutti i sussidi ed i finanziamenti. “Il Presidente “in pectore” da esperto economista non può non sapere che l’applicazione di tutto quanto sopra dettagliatamente descritto è foriero di danni per il nostro Paese – conclude Liturri –. In un momento in cui c’è bisogni di stimoli alla domanda (consumi ed investimenti, soprattutto pubblici), da Bruxelles ci vengono propinate le solite ricette di riforme dal lato dell’offerta. Per di più esse sono totalmente prive di analisi di impatto macroeconomico.”

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