La scorsa settimana, sul sito Valori.it, è uscito un interessante intervento di Massimo Amato, che arricchisce il dibattito sulla moneta unica. Tra chi vorrebbe mantenere l’Euro e chi vorrebbe liberarsene, sembra nascere una terza parte, quella di quanti sono disposti a restare nella moneta unica, ma che ne riconoscono e difetti e vogliono che sia riformate in maniera significativa.

“L’euro come lo conosciamo non era la sola opzione sul tavolo. Così come è stato concepito, è il frutto di una grave sottovalutazione della non convergenza delle economie dell’eurozona al momento dell’unione – scrive Amato –. Alla sottovalutazione si è poi aggiunto da subito un eccessivo, e ideologico, ottimismo sulla possibilità di raggiungere la convergenza proprio grazie all’euro e ai mercati finanziari. Si è detto spesso che il peccato originale dell’euro è di essere una moneta unica che non poteva poggiare su una reale unificazione politica. Ma in effetti è andata peggio di così: il processo di convergenza economica, visto a sua volta come condizione per l’unificazione politica, è stato, per così dire, “subappaltato” ai mercati finanziari.”

Questo subappaltoavrebbe dato, secondo Amato, origine a cessioni di sovranità monetaria non compensate da una sovranità monetaria adeguata per la BCE (la Banca centrale europea). Ma anche alla fissazione di parametri di convergenza per le finanze pubbliche che sono lungi dall’avere una giustificazione economica cogente. Ciliegina sulla torta: l’assenza di ogni parametro di convergenza per i conti esteri, che ha aperto la porta all’accumulazione di squilibri commerciali, i quali a loro volta hanno aperto la strada al loro sistematico finanziamento attraverso i mercati finanziari. Questo dalla nascita dell’euro fino alla crisi del 2010.

“Io credo che si possano e si debbano prendere in considerazione altre ipotesi di funzionamento. Per esempio, una BCE autorizzata, a determinate condizioni ed entro determinati limiti, a monetizzare i debiti di uno o più Paesi aderenti. Potremmo pensare a forme di “asset sicuri”, agli eurobond insomma, che consentano di mutualizzare i rischi-Paese e quindi a ridurre sistematicamente il peso delle valutazioni erratiche dei mercati finanziari – conclude Amato – Ma è l’euro stesso che potrebbe e dovrebbe essere modificato nei suoi meccanismi di funzionamento. Oggi le bilance commerciali dei Paesi dell’eurozona sono complessivamente in pareggio, ma l’eurozona è in una situazione di depressione, stimata molto probabilmente per difetto, vista la disoccupazione che caratterizza la zona nel suo complesso. C’è stabilità, ma siamo in un equilibro stabile di sottoccupazione.”

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