La scorsa settimana il ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, ha illustrato, nel corso del convegno “Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa”, il documento che lui stesso ha realizzato e inviato a Bruxelles, per sollecitare una riforma della Ue che porti a un’Unione più solidale tra i Paesi membri. Il ministro, con il solito garbo e la solita arguzia, ha voluto sottolineare il fatto che uscire dall’euro sarebbe una scelta complessa e rappresenterebbe una strada irta di difficoltà. Ma, al tempo stesso, ha anche voluto ricordare che nella moneta unica non ci si può stare per forza.

Nel corso del dibattito, il ministro Savona ha ricordato come Carlo Azeglio Ciampi parlasse della “zoppia” europea riferendosi alla incompiutezza del processo di costruzione comunitaria. “Noi non siamo solo gente che commercia, ma l’Europa è una unione di valori”. E anche per questo – secondo Savona – e se la Ue vorrà davvero crescere nella maniera giusta, l’unione politica “sarà inevitabile”.

Il ministro – come ha raccontato con dovizia di particolari sulla testata online sulle pagine di Start Magazine il giornalista Fernando Soto – ha parlato ovviamente di economia, euro e debito. “Oggi sarebbe un problema uscire dall’euro – ha spiegato Savona – e penso a chi investe e agli imprenditori”. “Tuttavia – ha ammonito – nell’euro non ci si può stare per forza”. Il professore ha anche parlato del debito pubblico italiano: non ritiene sia un problema, la questione per lui è un’altra: “Il debito pubblico è rimborsabile. Il nostro Paese è solvibile, ma dobbiamo ricreare la fiducia negli investitori”.

Il ministro Savona, insomma, con acume e garbo, ha fotografato tutte le potenzialità e tutti i mali dell’Europa. Da un lato c’è il sogno – quello dei padri fondatori – di un’Unione che si sarebbe dovuta fare prima politica che monetaria. E che se fosse stata fondata in questo modo si baserebbe su principi di solidarietà tra Stati, esattamente come avviene per gli Stati Uniti. Dall’altro lato Savona ammonisce e ammette una criticità: uscire dall’Euro sarebbe un problema, ma se l’Unione diventa una dépendance di Merkel e Macron, allora, forse, il gioco vale la candela.

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