La manovra del governo dovrebbe essere sufficiente a proteggere l’Italia da un nuovo, eventuale, rallentamento dell’economia globale. Ma se l’Europa non smette di remare contro, gli sforzi del Paese potrebbero non bastare a far ripartire il Paese. Lo ha spiegato il ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, con un intervento, pubblicato sulla testata online Startmag, dedicato manovra economica: “Il governo ha retto nel difendere il minimo necessario per riaprire l’offerta di lavoro, soprattutto ai giovani, e combattere la povertà, mentre l’Unione europea non ha mostrato d’essere sensibile al primo anello di questa ineludibile catena di relazioni – scrive Savona –; la parola crescita appare solo nel dato statistico che indica una diminuzione del Pil preventivato dall’1,5 all’1%, fermo sui valori del 2018. Dati i vincoli, con la trattativa nulla di più si poteva ottenere, ma già questo dato richiede che l’azione di governo si concentri sul duplice obiettivo di riavviare gli investimenti, che restano lo strumento indispensabile per ostacolare la congiuntura negativa.”

Il ministro spiega anche che il Governo – attraverso una serie di incontri con le principali aziende partecipate dallo Stato– si è assicurato l’esistenza di programmi di investimento di importo superiore a quello indispensabile per mettere in sicurezza dalle circostanze avverse la nostra crescita e la finanza pubblica. “La cintura di sicurezza che l’Italia sarà in condizione di attuare con le sue forze non basterà per portare il Paese fuori dalla crisi iniziata nel 2008 – conclude Savona –. L’Ue deve sbloccare i vincoli che pone all’uso degli strumenti di politica economica ampliando i contenuti della sua funzione di utilità basata sulla stabilità, assegnando un peso anche alla crescita, dotandola di strumenti adeguati. Questa esigenza non è solo frutto di una visione positiva del futuro dell’Unione, ma delle divergenze di benessere socio-economico ereditate e di quelle frutto delle sue stesse istituzioni e delle politiche seguite”.

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