La forbice tra chi ha tanto (troppo) e chi ha poco negli ultimi trent’anni si è allargata in maniera preoccupante. La storia insegna che, quando la distribuzione della ricchezza è caratterizzata da disparità eccessive, la tensione sociale finisce per trasformarsi in rivolta sociale. È quello che è accaduto in Francia con la Rivoluzione Sociale. E i segnali, in Europa come negli Stati Uniti, non mancano: basti pensare, solo per fare un esempio, al fenomeno dei Gilet Gialli.

Si tratta di un rischio di cui i più ricchi tra i ricchi sembrano particolarmente preoccupati se è vero, come scriveva il quotidiano il Giornale martedì, che “Diversi miliardari americani, tra cui l’imprenditore filantropo George Soros, hanno in questi giorni sottoscritto un appello per una ‘maggiore tassazione della ricchezza negli Usa’. Sulla piattaforma per pubblicazioni online Medium è infatti apparso di recente un documento redatto da 18 magnati statunitensi mirante a sensibilizzare i candidati democratici alle presidenziali del 2020 sulla necessità di una riforma fiscale che gravi in maniera incisiva sulle mega-aziende, sui colossi bancari e sui grandi patrimoni.”

Tra i firmatari dell’appello, scrive il giornale, per una “maggiore giustizia sociale” vi sono, oltre a Soros, il cofondatore di Facebook Chris Hughes, il finanziere Charlie Munger, gli eredi del produttore cinematografico Walt Disney e i proprietari della catena alberghiera Hyatt. Ad avviso dei sostenitori di maggiori tasse sui ricchi, l’aumento del carico tributario sugli individui benestanti consentirebbe al governo federale di incamerare le risorse necessarie a “fronteggiare i cambiamenti climatici, sviluppare l’economia, aumentare i salari, creare opportunità di lavoro dignitose e consolidare i valori democratici alla base della nostra nazione”.

“Una tassa sui grandi patrimoni sarebbe inoltre giustificata – conclude il quotidiano –, spiegano i promotori dell’appello, dalla “drammatica situazione sociale” che starebbe scontando oggi l’America. I 18 miliardari liberal citano, a tale proposito, un recente rapporto Ocse che posiziona gli Usa tra i primi dieci Paesi al mondo per gravità della disuguaglianza di reddito, in quanto la maggior parte della ricchezza nazionale sarebbe concentrata nelle mani di neanche il 10% della popolazione.”

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