La scorsa settimana il Presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, ha colto l’occasione del dottorato, in Economia – assegnatogli dall’Istituto Sant’Anna di Pisa – per dichiarare di essere orgoglioso di essere italiano e per scagliarsi contro il sovranismo. Supermario, però, si confonde: i partiti “populisti” non sono il male dell’Europa, è l’Euro che sta facendo saltare l’Unione. E alla fine gli tocca pure ammetterlo.

 

Nella sua lezione all’istituto il Presidente della Bce, ha sostenuto che il mercato comune europeo sarebbe nato per “cogliere i frutti dell’apertura delle economie» ma riuscendo, nel solco del liberalismo sociale europeo, ad “attutirne i costi per i più deboli” difendendoli “dalle ingiustizie del libero mercato”. Non solo: secondo Draghi, le regole dell’Unione negli ultimi anni avrebbero “impedito una corsa al ribasso dei diritti dei lavoratori”. Anche l’Euro, per Draghi, è stata una fortuna, soprattutto per il nostro Paese: “Dal varo del sistema monetario europeo la lira fu svalutata sette volte, eppure la crescita della produttività fu inferiore a quella dell’euro a 12, la crescita del prodotto pressappoco la stessa, il tasso di occupazione ristagnò, allo stesso tempo l’inflazione toccò cumulativamente il 223% contro il 126% dell’area euro a 12”. Su questo punto SuperMario conclude, sicuro: l’Euro “ha permesso a diversi paesi di recuperare sovranità monetaria rispetto allo Sme: allora le decisioni di politica monetaria erano prese dalla Germania” mentre “oggi sono condivise da tutti i Paesi”.

 

Tutto bene quindi? Che ci lamentiamo a fare allora in Italia? Macché! Draghi, così orgoglioso di essere italiano, ma anche tifoso dell’Euro purtroppo, alla fine, non ce la fa. Gli tocca ammettere che l’Unione, così com’è, non è stata proprio una pensatona. Così, conclude la sua lezione, ammettendo – almeno quello – che progetto europeo è incompleto: che l’inazione sui due fronti, unione bancaria e dei mercati dei capitali da una parte, capacità di bilancio anticiclica nazionale ed europea dall’altra, è “inaccettabile”. E anche che – stava parlando dell’Italia? – “in vari Paesi i benefici che ci si attendevano dall’Unione monetaria non si sono ancora realizzati.”

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