Per dare un’idea di quanto sia sbilanciato il barcone sui cui naviga l’affaticata economia europea, basti un dato: il 62% dei bond europei oggi, sui mercati, fa registrare tassi negativi. Lo raccontava, prima delle vacanze, un’inchiesta pubblicata sul Sole 24 Ore.

Più della metà del debito sovrano europeo rappresenta un costo per chi decide di investirvi e la banca centrale europea sembra intenzionata a continuare a premere l’acceleratore sull’allentamento monetario. Il giornale di Confindustria sostanziava la propria inchiesta citando uno studio di UniCredit, secondo il quale il 61,8% dell’ammontare di titoli di Stato presenti sul mercato nell’Eurozona mostra un segno meno di fronte al rendimento, con punte difficilmente raggiungibili in Germania (91,2%), ma anche Finlandia (87,7%) e Paesi Bassi (81,7%). “A conti fatti si tratta di una montagna «alta» 3.700 miliardi di euro, che per di più è cresciuta in misura notevole grazie anche all’accelerazione impressa dal cambio di direzione operato dalla Bce (e indirettamente dalla Federal Reserve americana) negli ultimi mesi – aggiungeva Cellino –: poco più di un anno fa l’ammontare dei titoli a tasso negativo nell’area euro si attestava al 35 per cento, per un totale complessivo in termini di controvalore sempre di rilievo, che a stento superava i 2mila miliardi.”

A godere sono stati soprattutto i tedeschi che da anni si fanno pagare interessi sul proprio debito – come commentava Marcello Minenna, sempre sul Sole – e grazie a questo status finanziario privilegiato hanno potuto “approntare nel tempo in enorme apparato produttivo che oggi appare sovradimensionato a fronte dell’indebolimento della domanda globale.”

Cosa accadrà ora? Ha provato il fondatore di questo blog, Ernesto Preatoni, con un intervento pubblicato da Libero prima dell’estate, a dare una lettura di come potrebbe evolvere in futuro questo scenario così rischioso: “Quello che, dal mio punto di vista, accadrà è che Lagarde – a cui Draghi per lungo tempo ha già legato mani e piedi – proseguirà con politiche espansive destinate ad allargare ulteriormente la forbice tra ricchi e poveri e, soprattutto, a caricare ancora di più la molla di una bolla destinata prima o poi a scoppiare sui mercati. Quando succederà? Dura a dirsi, non credo a breve. Temo, però, che quando arriverà sarà violento, come una grandinata dopo troppi giorni di caldo. I tassi non possono restare schiacciati così in basso per troppo tempo e a pagarne le conseguenze saranno, ancora una volta, i ceti più deboli.”

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