Dopo aver dato una mano – con le proprie idee – a far sprofondare il Paese in una delle crisi più gravi dai tempi dalla grande depressione del ’29 ed essere, giustamente, spariti non appena le loro teorie avessero dato prova di quanto poco potessero valere, una volta applicate all’economia reale, ecco tornare i profeti dell’austerity espansiva.

Lo fanno con un libro – firmato da Alberto Alesina, Carlo Favero e Francesco Giavazzi – dedicato alla politica che avrebbe segnato, secondo loro, gli ultimi anni in Europa dal titolo “Austerità. Quando funziona e quando no”. E già viene da ridere perché proprio il titolo contiene un’escusatio non petita: come a dire “Non è l’austerità che non ha funzionato, no. Siete stati voi in Italia che non siete stati capaci di applicarla e adesso ve lo dimostriamo pure, con due esempi dove le nostre teorie hanno funzionato.” Per non tediarvi, ve lo diciamo subito: gli esempi sono il Canada e il Portogallo, due Paesi che con l’Italia c’entrano come i cavoli a merenda.

Il libro è stato presentato con articolone in pompa magna sul Corrierone nazionale, dove l’ex direttore, Ferruccio De Bortoli, ci ha tenuto a sostenere le posizioni dei suoi due ex opinionisti di punta: “Oggi non c’è più — ed è quello che più ci inquieta nel presentare il libro di Alesina, Favero e Giavazzi – la consapevolezza collettiva dell’utilità di un sacrificio nell’interesse generale del Paese. Ogni misura proposta è divisiva. Peggio, è sospettata di favorire chi ha di più ai danni di chi ha meno. La diffidenza alimenta il rancore, l’ignoranza nutre il pregiudizio, l’incompetenza esalta l’arroganza.”

Insomma: se la medicina economica dell’austerità non ti piace, sei un irresponsabile.  E se critichi le politiche economiche attuate – tanto per fare un nome – da Monti, beh, ti dovresti come minimo vergognare. “L’eredità del passato, se negativa, appartiene sempre agli altri. – scrive ancora De Bortoli -. Il debito pubblico, se è dello Stato, non è di nessuno. L’hanno fatto quelli di prima. Questo sentimento di diffusa irresponsabilità si accompagna all’illusione che tornare indietro sia meglio, chiudersi sia una scelta saggia, proteggersi una necessità.”

Speriamo solo che la nuova recessione non riporti in auge le idee – scombinate – di economisti dimentichi di Keynes e convinti che la ripresa si faccia con i tagli ai servizi pubblici, i posti di lavoro persi e le pensioni negate.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail