Il ministro dell’Economia Tria ce la sta mettendo tutta: sta trattando, insieme al premier Conte, per cercare di evitare l’apertura di una procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Se quest’ultima venisse attivata, potrebbe, infatti, limitare i già risicati margini di manovra del governo per diversi anni. Il governo ha tempo fino al 9 luglio per convincere l’UE a non procedere, anche se, come spiega il sito “Il Post”, in realtà il tempo a disposizione potrebbe essere meno.

“Sarà proprio il Consiglio dell’UE che raduna i ministri dell’Economia – il cosiddetto ECOFIN – a decidere se aprire formalmente la procedura, con un voto a maggioranza qualificata previsto per la riunione del 9 luglio – scrive Il Post –. Esattamente una settimana prima però, il 2 luglio, la Commissione potrebbe chiedere ufficialmente al Consiglio di aprire la procedura. Per questa ragione il governo italiano si è già mosso: quattro giorni fa ha mandato una lettera ai presidenti della Commissione e del Consiglio per cercare di convincerli della sostenibilità dei conti italiani, e mercoledì potrebbe inviare ulteriori dati e precisazioni.”

Il rischio di una nuova procedura sembra fosse atteso da tempo: le previsioni economiche fatte dal governo nell’autunno del 2018 si sono rivelate ottimistiche. La legge di bilancio per il 2019 era stata impostata su una crescita economica stimata dell’1 per cento, che invece si è rivelata molto più contenuta (le ultime stime dell’ISTAT parlano dello 0,3 per cento, ma ne circolano altre prossime allo zero). Di conseguenza, tutte le altre stime sono saltate.

Il quotidiano “La Stampa aveva provato a mettere insieme la proposta del governo italiano – aggiunge il Post – . In sostanza, il governo aveva sostenuto che nel 2019 avrebbe speso meno rispetto alle stime in possesso della Commissione, perché nelle ultime settimane si era accorto di alcune entrate impreviste: 2 miliardi di euro dovrebbero arrivare da un fondo di emergenza che il governo aveva accantonato a dicembre, 3,7 miliardi da entrate fiscali superiori al previsto, e infine 1,4 miliardi da risorse risparmiate dai fondi stanziati per il sussidio noto come “reddito di cittadinanza” e il taglio sperimentale dell’età pensionabile noto come “quota 100”, le due principali riforme economiche approvate dal governo nel 2018. Questi soldi servirebbero a far scendere il deficit da 44,5 a 37,4 miliardi, cioè dal 2,5 al 2,1 per cento del PIL.”

Il governo sta, insomma, cercando di sfilare dalle mani di Bruxelles il coltello che Moscovici e compagni, da ormai due mesi, brandiscono dalla parte del manico contro l’Italia.

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