Il vento delle elezioni europee si fa sentire anche in Grecia. Alexis Tsipras – dopo essersi dovuto piegare al piano lacrime e sangue voluto da Merkel e compagni di merende – ha appena varato un maxi piano di aiuti sociali, sconti e rateizzazioni per i greci che faticano a pagare le tasse e i contributi previdenziali. “Abbiamo attraversato la peggior crisi economica di un paese capitalista – ha spiegato il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos – Ci sono molte persone che provano a onorare le scadenze ma non ce la fanno. Non per cattiva volontà, ma perché non hanno soldi. E il nostro piano prova a dar loro una mano”.

Il progetto di legge, scrive Ettore Livini sul quotidiano Repubblica, è stato presentato lunedì in Parlamento e dovrebbe prevedere una riduzione delle cifre da pagare per i contribuenti in difficoltà economica e la possibilità di scaglionare i versamenti fino a 120 rate. In base agli ultimi dati disponibili nel paese ci sono 4,2 milioni di persone (oltre un terzo degli abitanti) in ritardo sui pagamenti al fisco. Tra questi 80mila pensionati che non ricevono l’assegno previdenziale perché morosi.

“L’aiuto del governo a queste categorie rientra nel “programma sociale” avviato da Tsipras dopo l’uscita dal commissariamento della Troika, con qualche mal di pancia dei creditori – scrive Livini –. E non dovrebbe essere l’unico jolly calato dal premier per cercare di recuperare i dieci punti di ritardo circa nei sondaggi rispetto al centrodestra in vista delle elezioni del prossimo autunno.”

Si tratta, ovviamente, di un intervento che ha una valenza elettorale: Tsipras ha guidato un governo che per “salvare” la Grecia, ha dovuto mettere alla fame il Paese. Adesso il suo partito, Syriza, è indietro nei sondaggi e cerca di recuperare terrendo con una serie di aiuti alle categorie più deboli tra cui potrebbero esserci la reintroduzione della tredicesima per le pensioni più basse. Il governo, grazie ai tassi bassi e al rientro sul mercato con alcune emissioni andate bene, sarebbe pronto anche a rimborsare in anticipo parte della propria esposizione con il Fondo monetario, molto più costosa degli altri debiti.

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