«Il sistema finanziario è ormai talmente fragile che basta un granello di sabbia per metterlo in crisi. Il caso ha voluto che questo granello sia il Coronavirus. Siamo alla tempesta perfetta. Era solo questione di tempo e, purtroppo, ora è arrivata». Non ha usato mezzi termini Ernesto Preatoni, fondatore di questo blog, per descrivere quello che sta accadendo sui mercati azionari nell’intervista che ha rilasciato giovedì scorso a Vito Lops, giornalista esperto di macroeconomia del Sole 24 Ore.

Lo scenario che Preatoni disegna nel corso dell’intervista è a tinte parecchio fosche. Prima di tutto le risorse, messe in campo dal governo giallo-rosso, non saranno sufficienti a rimettere in piedi il Paese: “Le prime cifre che circolano, si parla di circa 30 miliardi, sono troppo basse – spiegava Preatoni. Il solo fatto che si stia ancora a fare i conti della serva vuol dire che non è chiara la gravità della situazione. E non mi riferisco a quella dei mercati finanziari, ma a quella dell’economia reale e all’impatto sulla gente comune. Se ipotizziamo che in questo trimestre il Pil scenda del 40%, scenario plausibile dato che molti settori si stanno fermando, ammesso che gli altri tre trimestri saranno normali avremo una riduzione del Pil annua del 10%, ovvero 150 miliardi. È questo l’ordine di grandezza su cui si deve ragionare.”

L’Europa, secondo Preatoni, deve fare molto di più per l’Italia, oppure l’emergenza coronavirus decreterà la fine dell’Unione: “Per l’Europa è l’ultima chiamata. È arrivato il momento di adottare una helicopter money, come aveva teorizzato Milton Friedman nel ’69. All’Ue non resta che distribuire soldi direttamente ai cittadini. Nel caso dell’Italia occorrerebbero appunto 150 miliardi, ovvero 500 euro per ciascuno dei 10 milioni di nuclei famigliari. Sembrano grandi numeri ma bisogna considerare da dove partiamo. Cioè dal fatto che negli ultimi 10 anni le banche centrali hanno stampato 1.400 miliardi di dollari, soldi che sono andati a finire nelle tasche dei ricchi perché hanno gonfiato solo i valori dei mercati finanziari e alla gente comune, come dimostrano i dati piangenti sull’inflazione, non è arrivato nulla.”

La situazione, insomma, per Preatoni rappresenta davvero l’ultima spiaggia per il Paese e per Bruxelles “Perché l’Italia ha bisogno di 150 miliardi. Ma ha bisogno allo stesso tempo che questo non faccia impennare i tassi sul debito pubblico. E dubito che si riesca a trovare la quadra affinché entrambe le cose si verifichino. Quello che infatti le istituzioni europee non hanno compreso è che l’alternativa è una lotta sociale. E per questo che ci tengo a sottolineare che la gestione del caso Italia – a cui probabilmente si aggiungeranno altri Paesi nelle prossime settimane – è davvero l’ultima chiamata per l’Europa. In ogni caso, se saremo fortunati nella migliore delle ipotesi rivedremo una grande inflazione. Nel caso peggiore l’alternativa è un elevato rischio di ribellioni sociali. Perché una crisi del genere andrebbe gestita da chi ha una visione sociale. Mentre le istituzioni attuali hanno dimostrato di avere solo una visione finanziaria.”

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