La campagna di vaccinazione nella UE è a “a very european disaster”,  un disastro tutto europeo e la responsabilità di questo pasticcio è, ancora una volta, dei politici e tecnici di Bruxelles che, invece di preoccuparsi della salute delle persone, hanno passato settimane e mesi a rimpallarsi possibili responsabilità sulle autorizzazioni ai farmaci e a portare avanti assurde trattative sui prezzi dei vaccini. A sostenerlo Paul Krugman, premio Nobel per l’Economia, in un pesante editoriale firmato ieri sul New York Times.

L’articolo di Krugman è stato ripreso, oggi, da Camilla Conti in un interessante articolo pubblicato dal quotidiano La Verità: “Il premio Nobel per l’economia non ci va giù leggero. «La politica nell’ Unione europea è stata segnata da un pasticcio dopo l’altro». Gran Bretagna e Stati Uniti hanno somministrato circa tre volte più dosi di Francia o Germania, e anche gli altri Paesi europei sono in ritardo. «La débâcle della vaccinazione in Europa finirà quasi sicuramente per causare migliaia di morti inutili».

“E il fatto è che i pasticci della politica del continente non sembrano casi isolati, o poche decisioni sbagliate prese da pochi leader cattivi» ma «sembrano riflettere i difetti fondamentali nelle istituzioni e negli atteggiamenti del continente, compresa la stessa rigidità burocratica e intellettuale che ha reso la crisi dell’euro un decennio fa molto peggiore di quanto avrebbe dovuto essere», aggiunge l’economista americano. Indicando un filo conduttore del fallimento Ue: «I funzionari europei non sono stati solo avversi al rischio, ma avversi ai rischi sbagliati» – spiega Conti –. Ovvero: «Sembravano più preoccupati di ritrovarsi costretti a pagare troppo le aziende farmaceutiche, o a stanziare soldi per vaccini inefficaci o con pericolosi effetti collaterali. Quindi hanno minimizzato questi rischi ritardando il processo di approvvigionamento, mercanteggiando sui prezzi e rifiutando di concedere esenzioni di responsabilità.

Secondo Krugman, sembravano molto meno preoccupati per il rischio che molti europei potessero ammalarsi o morire perché l’ implementazione del vaccino era troppo lenta», spiega il premio Nobel. Evocando una definizione data dal saggista americano Henry Louis Mencken del puritanesimo: «la paura ossessionante che qualcuno, da qualche parte, possa essere felice». Ecco, secondo Krugman gli eurocrati sembrano ugualmente perseguitati dalla paura che qualcuno, da qualche parte – che si tratti di aziende farmaceutiche o dei dipendenti del settore pubblico greco – possa trovare una soluzione per cavarsela.

“Non solo – conclude Conti –. «In Europa la vaccinazione è stata ritardata dai tentativi di perseguire una politica europea comune, il che andrebbe bene se l’Europa avesse qualcosa di simile a un governo unificato. Ma così non è». La conclusione di Krugman è chiara: «Ancora una volta i responsabili delle politiche sono stati ossessionati dai rischi sbagliati. E l’Europa non è riuscita a coordinarsi». Morale: è stato un «fiasco».”

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