Il Presidente del Consiglio Conte pare abbia dato il proprio benestare – informale – a Merkel e compagnia per trasformare il “Fondo Salvastati” in un “Fondo Ammazza Stati”. Sembra che i soliti noti, Germania e compagnia, abbiano deciso di introdurre nuove regole per i membri Ue che si dovessero trovare in difficoltà coi conti: saranno aiutati, ma a patto di sottomettersi a una cura dimagrante in puro stile Grecia.

Come racconta Gianfranco Polillo sulle pagine della testata Start Magazine, le modifiche ipotizzate dall’Eurogruppo richiedono una discussione approfondita. Se da un lato il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) mira a creare una rete di sicurezza, di fronte alle prospettive di crisi; dall’altro i vantaggi sono asimmetrici. Premia i Paesi più solidi dal punto di vista finanziario, contenendo il rischio di un possibile contagio. Dall’altro rischia di determinare conseguenze drammatiche per quelli più esposti. E quindi per l’Italia. “Questa – ha fatto osservare il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco (The Economic and Monetary Union: Time to Break the Deadlock) – è una questione da trattare con cura. I vantaggi piccoli e incerti di un meccanismo di ristrutturazione del debito devono essere valutati rispetto all’enorme rischio che il semplice annuncio della sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default, che potrebbero dimostrarsi auto avveranti”.

“La riforma in itinere sposta decisamente l’asse del potere economico, nell’Eurozona, dalla Commissione Europea al MES – spiega Polillo –. Da una struttura, comunque sottoposta, seppure in modo imperfetto, al controllo democratico, ad una tecnostruttura del tutto autoreferenziale. Che può decidere di intervenire a favore dei Paesi in difficoltà, ma solo dopo aver fortemente condizionato la loro politica economica. Il che significa: forte contenimento della spesa o, alternativamente, aumento del prelievo fiscale. Comunque sia: una svolta profondamente deflazionistica. Solo allora saranno erogati i prestiti necessari.”

Se ciò non dovesse avvenire, aggiunge Polillo, in accordo con i creditori, si dovrà giungere ad una ristrutturazione del debito. Come, non è ancora chiaro. Questa parte dell’eventuale accordo deve essere ancora perfezionata. Si pensa tuttavia a modificare le attuali procedure, in vigore in tutta l’eurozona, dal 2013. Attualmente è richiesto, per ogni tipologia di titoli, il voto preventivo di una maggioranza qualificata dei creditori. Procedura defaticante. Si pensa, invece, all’introduzione del “single-limb”: una sola votazione che porti alla ristrutturazione dello intero stock di debito. Cambierebbe quindi la platea di coloro che hanno diritto al voto, con conseguenze imprevedibili.

Tutto ciò, però, non è gratis: “Il capitale del Mes  – conclude Polillo – è pari ad 80 miliardi di euro, che possono raggiungere, in caso di necessità, i 704. L’Italia vi contribuisce per 14 miliardi, che possono arrivare a 125. Rischiamo, pertanto, ancora una volta, come già successe nel 2011 (salvataggio della Grecia e delle banche irlandesi, portoghesi, spagnole e cipriote), di essere semplici portatori d’acqua, che sono esclusi da ogni decisione. Per questo motivo la polemica in corso è così importante. Forse non ci sarà stato un voto da parte del Presidente del consiglio. Tuttavia il via libera fu dato nell’Euro summit del 21 giugno 2019 in cui, come si legge nel comunicato finale, si discusse delle “modifiche al trattato che istituisce il meccanismo europeo di stabilità Mes”, dando mandato all’Eurogruppo a “proseguire” ulteriormente. E che l’Italia fosse rappresentata da Giuseppe Conte è un fatto incontrovertibile.”

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